Houellebecq "cavaliere" parla di cattolicesimo

Michel Houellebecq

Michel Houellebecq, lo scrittore più famoso e discusso di Francia, riceverà la Legion d'onore domani all'Eliseo. Il Presidente Macron gli conferirà anche il grado di cavaliere. Dopo tante polemiche, soprattutto dopo il romanzo Sottomissione (Bompiani), un riconoscimento alla fama del «ribelle» Houellebecq, con tanto di discorso del Presidente sulla carriera dello scrittore sessantatreenne, che sarà ricevuto da solo, in una cerimonia a lui dedicata. Fra gli invitati, l'ex presidente Sarkozy e l'ex première dame Carla Bruni, Alain Finkielkraut, lo scrittore Frédéric Beigbeder, il cantante Jean-Louis Aubert e la redazione di Valeurs Actuelles; proprio con il caporedattore della rivista di orientamento conservatrice, Geoffroy Lejeune, Houellebecq ha da poco condotto un lungo dialogo-intervista sulla religione. Una rarità.

Nella lunga chiacchierata con il trentenne Lejeune (pubblicata sulla rivista americana First Things), Houellebecq parla della religione cristiana, e del cattolicesimo in particolare; e, soprattutto, affronta la questione se il cattolicesimo possa ritornare al suo «antico splendore». Perché? Perché, secondo lo scrittore (che su questo punto si trova d'accordo con Lejeune), «la restaurazione dell'antico splendore del cattolicesimo può riparare la nostra civiltà danneggiata». Ma che questa restaurazione possa avvenire è questione aperta. «Non lo so» confessa Houellebecq. Il quale ha dei consigli da dare alla Chiesa: «Sarebbe bene che si allontanasse definitivamente dal protestantesimo e si avvicinasse all'ortodossia. L'unità sarebbe la soluzione migliore, ma non sarebbe semplice». Specialmente, non sarebbe facile che il Papa di Roma accettasse «un predominio solo onorifico» sui patriarchi ortodossi. Poi, «imitando la chiesa ortodossa, la chiesa cattolica dovrebbe limitare i suoi interventi in ambiti che non siano di sua diretta competenza», come «la ricerca scientifica, i governi degli Stati, e l'amore». Dovrebbe anche smetterla con i concili («offrono l'opportunità di scismi»), le encicliche e le «invenzioni dottrinali» che «offendono la ragione troppo direttamente».

E poi potrebbe «ispirarsi ai pentecostali, così come la musica pop si è ispirata al gospel e al blues»: queste comunità hanno successo, grazie al loro «calore». In una cosa è stata efficacissima, nell'«organizzare il funzionamento della società»: una dote che tutti, anche i «cattolici non-cristiani», le hanno riconosciuto, e continuano a riconoscerle. La Chiesa cattolica però «ha garantito troppa importanza alla ragione»; invece «non deve dimenticare» che l'uomo «è soprattutto carne, e emozioni».