I fratelli Wright, un volo sopra la storia dell'America

David McCullough ci consegna un libro che è tra le più riuscite dimostrazioni di come scrivere un saggio

Un libro che è più di una semplice biografia: è la storia di un'America che non si era ancora schiantata contro gli incubi ad aria condizionata del proprio sogno. Attraverso la storia de I fratelli Wright (Nutrimenti, pagg. 444, euro 19; trad. Dora Di Marco), i primi ad aver fatto volare una macchina motorizzata «più pesante dell'aria» con un pilota a bordo, David McCullough, vincitore di due premi Pulitzer e di due National Book Award, ci consegna un libro - per sette settimane primo nella classifica del New York Times - che è tra le più riuscite dimostrazioni di come scrivere un saggio. McCullough si è documentato per anni su Wilbur e Orville Wright attraverso oltre mille lettere, centinaia di pagine di diari, documenti e carte private della famiglia, restituendoci una storia che al rigore accademico affianca una scrittura che ricorda il miglior Doctorow.

L'infanzia in una cittadina dell'Ohio, educati in una casa senza acqua ed elettricità ma con una vastissima biblioteca ereditata dal padre «nato in una capanna di tronchi nell'Indiana, cresciuto col mito della frontiera e diventato poi vescovo della Chiesa dei fratelli uniti». Uno strano contrasto: da una parte le leggi non scritte del Midwest, una delle regioni allora più arretrate degli Usa, dall'altra il rigore di una famiglia evangelista. Malgrado le loro ambizioni intellettuali, i due fratelli iniziarono avviando prima una tipografia e poi una bottega che costruiva e riparava biciclette, ma non erano troppo tagliati per gli affari. Nei loro diari, riprodotti nel libro insieme a molte fotografie, si legge che «il commercio non è altro che una forma di guerra».I Wright erano più portati per i voli: da quelli pindarici ai primi progetti, come «un aquilone di bambù» e un aliante. In pochi anni i loro venti di speranza divennero realtà: il 14 dicembre del 1903 il primo volo a motore, ma il primo tentativo si concluse con uno schianto al suolo appena 3,5 secondi dopo il decollo. Solo tre giorni dopo il biplano, ribattezzato Flyer, prese il volo ed è a oggi considerato il primo modello di aeroplano moderno. Da quel giorno si dedicarono a nuovi esperimenti: «Dovevamo andare avanti - scrive Orville Wright - e scoprire tutto da soli». In breve diventarono noti in tutto il mondo, ma con il successo iniziarono una serie di innumerevoli cause legali per poter brevettare il loro sogno. Per lo più le persero, ma nessuno riuscì a portar via la loro storia: quella di due bambini, educati alla curiosità sino a diventare davvero grandi.