I mostri di «Pacific Rim» ci invadono dal mare

Immensi robot e scontri all'ultimo effetto speciale nel film con il ritrovato Guillermo del Toro Che piacerà ai teenager. E ai nostalgici di Goldrake

Per chi è nell'orbita dei quaranta, questa operazione nostalgia di tanti pomeriggi passati a guardare, sognando, i robottoni alla Goldrake o i nipotini alla Daitarn 3, è qualcosa che va dritto al cuore. E che fa passare sopra ai difetti che Pacific Rim, da giovedì nelle sale, evidenzia nel corso delle sue (spesso ripetitive) due ore di proiezione. Primo fra tutti, l'averlo pensato per una particolare generazione ma poi confezionato e realizzato per un pubblico decisamente più giovane, quello dei ragazzini da multisala, cresciuti a pane, Real Steel e Transformers, che misurano il divertimento in termini di rumore, caos e spettacolo visivo e per i quali una struttura narrativa logica è qualcosa di facilmente sacrificabile. Se Pacific Rim ha una sua ragione d'essere, lo deve principalmente alla regia e alle inquadrature di Guillermo del Toro, che piazzano lo spettatore al centro dell'azione, neanche fosse la pubblicità di una sala IMAX dove, tra l'altro, vi consigliamo di andare a vederlo per godere appieno del circo multimediale annesso.
Un film che trae ispirazione, almeno esteticamente, dai Kaiju, i colossali mostri alla Godzilla tipici della fantascienza giapponese, pur con più di un occhio rivolto al mercato americano; il che si traduce con i soliti pregi e difetti del caso. La storia è molto semplice. Gli alieni non arrivano più dallo spazio ma dall'Oceano Pacifico nel profondo del quale si è aperta una breccia interdimensionale che fa arrivare, sulla nostra povera Terra, mostri spaventosi dal vago sapore preistorico. Sono discendenti dei dinosauri e han capito che il nostro pianeta, grazie allo scadimento della qualità della vita, è diventato terreno perfetto per loro. All'inizio (il 2013), sembrava che gli uomini potessero tenerli sotto controllo grazie alla costruzione di robot immensi (i Jaeger) guidati da due piloti alla volta, le cui menti sono collegate tra loro attraverso una rete neurale. Però, arriva un momento nel quale i robottoni giganteschi appaiono non solo impotenti ma obsoleti. Non sarebbe un film con vista Usa se non ci fosse il classico campionario umano: l'eroe decaduto in cerca di riscatto dopo aver perso il fratello in battaglia (Charlie Hunnam); la recluta novellina dal passato misterioso che palpita per il bel pilota e non vede l'ora di essere messa alla prova (Rinko Kikuchi che a volte parla misteriosamente sottotitolata e altre no); il generale pronto a sacrificarsi per l'umanità (Idris Elba) che comanda la resistenza con frasi del tipo «Non mi serve la tua compassione, non mi serve la tua ammirazione, mi serve la tua obbedienza»; il rivale stronzetto (Robert Kazinsky) e arrogante che combatte insieme al padre dal cuore generoso; gli scienzati, agli antipodi, divertenti e geniali (Charlie Day e Burn Gorman). Accanto a loro, un cast internazionale e multietnico per far passare il messaggio che l'umanità potrà salvarsi dai suoi mali solo abolendo rivalità e pregiudizi. In teoria, ci sarebbero delle sottotracce di sceneggiatura, ma francamente, presi come si è a gustarsi gli scontri tra mostri e robot oltre alla sistematica distruzione delle città (ma della valanga di morti provocati dalle battaglie tra giganti non ne parla nessuno?) e dei suoi simboli moderni (occidentali e orientali, per loro pari sono), non ci fa caso nessuno.
Due ore frenetiche che ciclicamente propongono, fin dall'inizio, scontri, esplosioni, distruzioni. Fin troppe, perché se ci avessero risparmiato una buona ventina di minuti, ne avrebbe giovato il risultato finale. Poco male perché del Toro, fermo ai box da cinque anni con progetti annunciati e poi svaniti, ha anche lui voglia di riscattarsi. E allora, vai di testosterone e effetti speciali sorprendenti, di ambienti cupi e visioni apocalittiche, di forza visiva e CGI, di una scenografia che fa la differenza e un 3D decisamente credibile. Senza mai perdere di vista che trattasi comunque di un blockbuster pensato principalmente per chi mangia pop corn. Che sono poi, insieme ai bambini, i principali fruitori del prodotto cinema.