I russi onorano il belcanto italiano

Nei ridotti dei teatri non di rado si sente rispondere alla domanda: «Chi canta stasera?», «La solita russa». Non hanno nemmeno sentito la voce in oggetto, ma parlano con tono fra il petulante e l'indispettito. Come se scritturare un soprano russo (in senso lato vale per ogni voce proveniente dall'ex Unione sovietica) fosse frutto di una moda passeggera. A parte la superdiva Anna Netrebko - che fino all'altro ieri faceva arricciare il naso ai cosiddetti «intenditori» - non sono poche le voci venute dal freddo che ci hanno entusiasmato anche nel repertorio italiano (Ludmila Monastyrska, oggi Sonia Yoncheva). Olga Peretyatko, perfezionatasi nell'impareggiabile palestra dell'Accademia rossiniana di Pesaro, ci ricorda nell'album Russian Light (Sony) quanto siano stretti i legami fra il belcanto italiano e la grande scuola musicale russa. A partire dalla prima aria, la cavatina rossiniana di Ludmila, tratta dall'incunabolo dell'opera favolistica russa, Ruslan e Ludmila. Glinka, l'autore-padre dell'opera russa soggiornò a lungo a Milano, ammirando i colleghi Donizetti e Bellini. Nella copertina Olga Peretyatko si presenta nei panni della principessa cigno dello Zar Saltan di Rimskij-Korsakov, in un omaggio alla Principessa cigno di Michail Vrubel conservato alla Galleria Tretyakov di Mosca. I brani in cui la voce della Peretyatko si illumina sono i vocalizzi sensuali dell'Inno al Sole dal Gallo d'oro e la commovente scena della pazzia della Sposa dello zar. Cosa sarebbero i nostri «cartelloni» se le ipocrite sanzioni antirusse fossero applicate anche nella musica?