I samurai di Tsukamoto sono veri leoni: applausi scroscianti

Arriva al festival Zan (Uccidere) del regista giapponese Shinya Tsukamoto. È stato accolto da applausi ancora prima dei titoli di testa

Accolto da applausi scroscianti ancor prima dei titoli di testa, arriva al festival Zan (Uccidere) del regista giapponese di culto Shinya Tsukamoto, atteso e ultimo film del concorso che i cinefili del Lido vorrebbero come Leone d'Oro, ma non sarà facile.

Il regista, che ha esordito nel 1989 con il capolavoro dell'horror cyberpunk Tetsuo, con una macchina da presa digitale, un manipolo di attori, una foresta bagnata e una coccinella, riesce a mettere in scena 80 minuti di riflessione e di azione forsennata attraverso la storia, ambientata nel Giappone di metà XIX secolo, di un ronin errante che si unisce a un altro abilissimo samurai per andare a cercare ingaggi dato che dopo 250 anni di pace i guerrieri samurai si sono impoveriti. Ma l'incontro con un gruppo temibile di ronin fuorilegge farà sì che la direzione delle loro vite cambierà drasticamente.

Film che, a dispetto del titolo, si muove tutto sull'impossibilità di uccidere perché il giovane ronin protagonista ama usare la spada ma non per eliminare gli esseri umani. E non si tratta certo di mancanza di coraggio. Ma di quello che il regista ci fa vedere da molto vicino. Ossia dei risultati che la dura spada, metallica, fa sui molli corpi, di carne. Così tra primi piani di arti mozzati, sangue che schizza come l'acqua da un irrigatore in un giardino, accompagnati da una musica che atterrisce lo spettatore, Tsukamoto ci mostra la violenza in tutto il suo orrore.