I veri eroi? Sanno inventare la bugia giusta

Cosa c'è all'origine del mito? Un uomo, o un ragazzo, che ha il coraggio di sognarsi diverso. E, siamo sinceri, anche qualche bugia. Perché l'eroe cosa fa? Da coraggio in battaglia a dei disperati tremanti affinché siano meno disperati e tremanti di quelli dell'altra parte, cosicché gliele suonino per bene. Sia l'eroe che il coraggio, alla fine, sono una moneta falsa, non vanno mai guardati da vicino. Sono però una moneta preziosissima a saperla spendere al momento giusto.Ben lo sa il Granduomo, il più temuto dei comandanti mercenari che gira il regno di Attalya (il nome vi suona un po' come Italia?) con i suoi fidi compagni, Nonna Mannaia e l'Incappucciato. Racconta le sue storie in modo che i ragazzi più coraggiosi si presentino al reclutamento e si facciano addestrare a Forte Dorsoduro. C'è sempre una guerra da combattere, ora che il Principe Usuraio e il Conte Spaccacuori sono in rotta. Quella che il Granduomo spaccia è avventura. Ma, anche se ai più non sembra, spesso fa rima con morte. Perché un conto sono i racconti attorno al fuoco, un altro quando ci si trova in un bosco pieno di Invasati (quasi degli zombie, ciechi ma spesso veloci) o un vecchio fante prova a tagliarti la testa con uno spadone. Se ne accorgerà il giovane Stecco che intraprenderà il lungo viaggio verso Forte Dorsoduro e, poi, si troverà a combattere nella feroce battaglia di Campocarne. Lì, mentre le baldanzose truppe del Principe Usuraio scoprono di essere cadute nella più feroce delle trappole, lui sarà costretto a scoprire quanto è difficile spacciare quella moneta falsa conosciuta col nome di eroismo. Eppure farà del suo meglio, aiutato dalla sua nuova e improbabile (ma saggia) moglie, Marta la Brutta, e dallo iettatore professionista noto come Trappola.Questo quello che si può raccontare, senza svelare troppo al lettore, di Ya. La battaglia di Campocarne (Mondadori, pagg. 220, euro 18), il fantasy scanzonato, ma amaro, scritto da Roberto Recchioni. Recchioni è uno dei più noti sceneggiatori e soggettisti del fumetto italiano (tra le altre cose cura per la Bonelli Dylan Dog) e anche senza immagini riesce a creare un romanzo che strizza l'occhio ai più giovani ma ha un piglio convincente. In questo piccolo mondo immaginario pieno di leggende, e dove può capitare di giocare a briscola selvaggia contro la morte, è ben riassunto il percorso che ognuno deve fare per misurare i propri sogni sul Mondo. Il percorso che ognuno deve fare per distinguere le bugie dalla realtà. E poi il percorso inverso per salvare almeno quelle bugie che rendono la vita accettabile, se non a noi agli altri. Quelle bugie che aiutano quando la va o la spacca e ci tocca fare un numero di prestigio per passarla liscia. Non è poco. E poi, senza che diventi mai invasivo, si vede che Recchioni maneggia bene il retroterra del genere. C'è ogni tanto un qualcosa delle vicende picaresche del Lazarillo de Tormes, anche la Canzone d'Orlando fa la sua comparsa e il Tolkien più ironico si vede che è stato abbondantemente letto. E questo retroterra robusto fa perdonare qualche piccola scivolata qua e là nella narrazione.