Idee e insulti Grandi al lavoro da Gadda a Manzoni

Luigi Iannone

Montesquieu è un pagliaccio, Marcel Aymé un cane, Balzac un imbecille, lo storico Luigi Fatta un somaro, il latinista Luigi Ferrero un asino. Sono alcuni degli appunti ritrovati di Gadda. Perché dietro un capolavoro c'è spesso una genesi tortuosa, incurvata tra ricerca bibliografica e letteraria, raccolta di notizie, lettura di carte, ma anche biasimi annotati su bigliettini e frutto di rilievi umorali. Tutto ciò è stato possibile perché Gadda, che si definì «archiòmane», è stato un maniaco dell'ordine fino all'ossessione tanto da conservare biglietti del treno, liste della spesa, tessere del Circolo filologico, ricevute del barbiere, documenti della sua esperienza bellica. Si sta muovendo su questo fronte di ricerca l'interessante iniziativa dell'editore Carocci che inaugura con due volumi (Come lavorava Gadda e Come lavorava Manzoni) una collana che servirà a svelare gli strumenti, i metodi di lavoro e perciò la genesi delle opere dei grandi della letteratura. E Gadda si segnala, appunto, per la meticolosità. I segni di sottolineatura su una pagina sono spesso richiami a concetti trattati diffusamente in alcune opere successive. Su ogni singolo foglio segna il nome, il luogo, la data firmata e controfirmata. Lo stesso sulle lettere e sulle buste, dove era solito riportare due volte, sul fronte e sul retro, l'indirizzo del mittente perché «qualche macchia avrebbe potuto occultare la prima dicitura». Egli non avanzava per sostituzione, cioè eliminando interi brani per poi riscriverli a fianco. Lavorava invece su una idea e su quella inseriva digressioni e sviluppi. Aggiungeva in continuazione fin tanto che quella pagina diventava, grazie ad una grafia fittissima, quasi illeggibile. L'incendio di via Keplero ne è riprova. Come scrive Paola Italia, più che proseguire per «bussola», Gadda procede per «mappa».

Manzoni è invece avulso a scalette o schemi. Se per Gadda abbiamo parlato di «mappa», per lui il processo di scrittura evolve grazie a rielaborazioni a ritroso, e soprattutto ad un dialogo costante con le opere lette. Ora sappiamo che la sua biblioteca non superava i 5000 volumi. Nelle annotazioni troviamo condensate le idee che svilupperà poi nelle sue opere delle cui evoluzioni sappiamo molto perché egli stesso ne racconta agli amici, svelando cosa abbia rimosso o aggiunto. Se il razionale Gadda viaggia come una barca in pieno oceano, il cattolico Manzoni procede per approccio dialogico. Appunti e annotazioni sono utili per sollecitare il contraddittorio. Cambia punto di vista ma solo in pochi casi. Tuttavia è sempre pronto a riscrivere integralmente una parte dell'opera.