Indietro tutta: è l'anno dei ritorni

di Laura Rio

S antoro, Lerner, Veltroni, Heather Parisi, forse Baudo o Arbore. A sentirli «nominati» di nuovo, si fa un salto sulla sedia. Ti viene subito in mente la tv degli anni Novanta, ma anche quella dei Duemila. E non capisci più nulla: da mesi c'è un direttore generale della Rai che, con linguaggio molto forbito e colmo di termini inglesi, ti spiega che la tv di Stato si deve trasformare in una «media company» con programmi innovativi, di alta qualità che raggiunga tutti i «device». E che ribadisce questi concetti con una presentazione alla stampa studiata con grande cura, dalle parole ai video, come mai prima si era fatto in Rai. Poi i nomi che saltano all'occhio nel nuovo palinsesto come conduttori, autori, presentatori, (accanto a quelli più giovani) sono di stimati professionisti della televisione, che certamente sanno fare il loro mestiere, ma che hanno attorno un alone che sa di antico, un sapore di cose già viste, già sentite mille volte. Forse avrà ragione il dg nel ragionare sul fatto che l'importante è il linguaggio nuovo, le formule nuove, i concetti nuovi, lo storytelling nuovo. Però, alla fin fine, non ci immaginiamo Santoro alle prese con gli inglesismi né un Lerner che perda la sua erre moscia. Certo, magari, ci stupiranno con «filmati immersivi» o «docureality» mai visti prima, sta di fatto che per avviare la «rivoluzione» in Rai sono stati chiamati i vecchi condottieri. Pare, ma magari è solo un'impressione, che non ci si fidi fino in fondo delle proprie scelte, che si abbia bisogno di nomi forti, dalla spalle larghe, dalla esperienza vera per navigare verso un nuovo mondo. O, più semplicemente, è solo un omaggio, un atto dovuto ai «grandi maestri» della televisione italiana. Un riconoscimento da parte dei tre nuovi direttori di rete, giovani, quaranta-cinquantenni (Fabiano, Dallatana e Bignardi) che sono cresciuti guardandoli in tv da piccoli e poi lavorando in quel mondo. Un riconoscimento comunque a un unico mondo, quello di riferimento del centro sinistra: tolti i pochi nomi legati all'area opposta, finora non sono stati arruolati figure vicino al pensiero di centro destra. Nonostante il dg continui a ribadire di voler parlare a tutti gli italiani.