Internazionale, interattivo e niente soldi pubblici ecco l'anti-Salone di Milano

Presentato «Tempo di libri». Il programma affidato alla «correttissima» Chiara Valerio

Due scrittori, Chiara Valerio e Pierdomenico Baccalario, a guidare il programma per il pubblico. Un logo dallo stile a metà tra gli anni '40 e un doodle di Google («il libro è la meridiana dell'epoca»). Un grido di partenza come «Siamo liberi imprenditori» lanciato da Federico Motta di AIE per sottolineare l'autonomia dai contributi pubblici nonostante un budget preventivato tra i 2 e i 3 milioni di euro. E un primo obiettivo numerico in puro «stile Giuseppe Sala», anche se a dichiararlo è l'amministratore delegato di Fiera Milano, Corrado Peraboni: fino a 120mila visitatori attesi alla prima edizione da 400 espositori distribuiti nei padiglioni 2 e 4 di Rho, i più vicini a metropolitana e passante, per una superficie complessiva di 35mila metri quadrati. È sorto ieri il sole (rosso, come detta il logo, su libro blu cobalto e ombra gialla) sulla nuova fiera del libro di Milano. Si chiamerà «Tempo di libri», è stata presentata a un gran folla di addetti ai lavori tra editori, editor, uffici stampa, librai del mondo reale e online, bibliotecari tutti più numerosi dei giornalisti presenti ma anche più ignari rispetto ai media dei dettagli sulla rottura Torino-Milano - e si svolgerà, come già più volte preannunciato, dal 19 al 23 aprile, con una chiusura in concomitanza con la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore.

Il casting per la squadra è in parte interno agli editori in parte soffiato alla tradizione del salone torinese (come l'ufficio stampa guidato da Carmen Novella) e in parte interna, come Giovanni Peresson, responsabile Ufficio Studi AIE, che diventa curatore del programma professionale. Impossibile ignorare il pedigree politicamente correttissimo di Chiara Valerio, neocuratrice del programma generale, la più attesa tra le nomine: redattrice di Nuovi Argomenti e Nazione Indiana, editor di nicchia radical chic con la Nottetempo di Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi, già nella scuderia di Concita De Gregorio, ora collaboratrice di Rai Radio3 e autrice Einaudi. Percorso netto. Più popolare la scelta di Pierdomenico Baccalario - scrittore per ragazzi da record: oltre 4 milioni di copie vendute con la serie Ulysses More - per il programma da 0 a 18 anni e di BookCity come sinergia di territorio per curare eventi e serate fuori salone sparsi per Milano e oltre.

Molto di più e di nuovo in realtà non si può dire su questo evento, che si andrà configurando più avanti e che rimane, per ora, ancora troppo legato alla questione da cui è nato. È vero che l'Associazione Italiana Editori ha dato vita con Fiera Milano alla joint venture chiamata Fabbrica del Libro (presieduta da Renata Gorgani e con amministratore delegato Solly Cohen) per creare un evento autonomo di promozione della lettura. È vero che questo evento, ieri, è stato presentato come aperto a tutti, dinamico perché aperto ad analogico e digitale anche sui formati dei libri, interattivo perché prevede il coinvolgimento dei lettori come prosumer ovvero co-creatori di contenuti e plurale, perché il Paese ospite mutuato dal Salon torinese si evolve in dichiarata dimensione internazionale, con un occhio sempre più puntato a Barcellona, Londra e in generale a fiere che rendono protagonista il business di settore, quindi soprattutto acquisizione e vendita di diritti, oltre allo sbigliettamento. Tutto vero. Ma è vero anche che gli echi della battaglia con Torino, che conferma il suo Salone del trentennale un mese dopo, dal 18 al 22 maggio, non si sono spenti. Si dichiara infatti implicitamente fallito il tentativo di compromesso avviato dal governo in settembre per dare vita a un evento a regia condivisa, anche se il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni dichiara: «Mi spiace che il governo abbia polemizzato e preso questa posizione un po' critica, ma va bene così. Del resto, Milan l'è un gran Milan anche dal punto di vista culturale, come dimostrano i numeri delle imprese culturali, delle cause editrici. Lasciamo al settore privato, in questo caso alle società, scegliere dove andare, ma con Torino dobbiamo collaborare, per valorizzare le attività. Conviene sia a Milano che a Torino». Tuttavia presentare ufficialmente Tempo di libri senza citare chiaramente, come è accaduto ieri, una futura collaborazione con il Salone di Torino significa prendere le distanze appena in tempo dalla Fondazione per il Salone del Libro, un'istituzione mista politica e privata che ancora ieri ha subito l'ennesimo affondo d'inchiesta al vertice: indagato per turbativa d'asta, il suo vice-presidente Roberto Moisio ha dato le dimissioni e rimangono in carica solo due consiglieri.