Un inutile Brian Eno

Brian Eno va sempre oltre perché la sua, come dice lui, è «thinking music», musica che pensa, che si riproduce, che fluttua. In sostanza è qualcosa di soggettivo e quindi ingiudicabile. In questo Reflection, che è il suo quinto disco di ambient music (il primo è del 1975), c'è musica che procede inarrestabile come un fiume per 54 minuti, indugiando spesso sui suoni bassi o medi senza cambiare mai morfologia. Sono note e accordi che procedono come se non ci fosse una fine (e che nella «app» gli algoritmi rendono davvero infinita). Se si considera Reflection come un esperimento, allora ha un significato. Se invece lo si considera un album (che, oltretutto, ha un prezzo) deve per forza rientrare nella categoria onanistica degli esperimenti fini a stessi.