"Io faccio film", la magia del cinema contro la pirateria

Carlo Verdone e l’industria dell’audiovisivo a sostegno delle maestranze. Una campagna innovativa per denunciare i pericoli della pirateria che sottrae 500 milioni d’anno all’indotto della settima arte.

Una campagna innovativa per accendere i riflettori sugli effetti della pirateria informatica sulla produzione cinematografica. Una serie di spot per far conoscere i protagonisti meno conosciuti del mondo del grande schermo, quelle maestranze che sono il motore e il braccio artistico o artigianale dei film che approdano nelle sale.

Un piccolo tour per l’Italia per avvicinare il pubblico ai protagonisti visibili o nascosti dell’industria della settima arte. É questo il senso e lo spirito di «Io faccio cinema», campagna promossa da Anica, Fapav, Mpa e Univideo per sostenere e valorizzare le professionalità del cinema italiano. «Le maestranze del cinema vivono nell'ombra di un film ma svolgono lavori essenziali», dice Carlo Verdone, grande sostenitore dell’iniziativa. Dei 9 spot istituzionali previsti, ognuno dedicato a un mestiere del cinema, 6 sono già stati presentati in varie occasioni, dalla Mostra del cinema di Venezia alla Festa di Roma, e gli ultimi 3 hanno debuttato in un evento pubblico alla Casa del cinema di Roma davanti ai rappresentanti delle associazioni promotrici e dell’industria audiovisiva, in una mattinata dedicata al truccatore premio Oscar Manlio Rocchetti recentemente scomparso.Il messaggio-chiave è quello che lancia Francesco Rutelli, presidente dell’Anica.

«Quella della lotta alla pirateria non è una battaglia persa» dice l’ex sindaco di Roma. «Non si deve confondere la libertà di accesso a certi contenuti con quella di prelevare gli stessi. Andrebbero coinvolti anche gli hacker in questa battaglia». I numeri dell’industria - con oltre 170mila persone impiegate - sono di tutto rispetto. Il valore complessivo è di circa 14 miliardi di euro e costituisce un’importante risorsa culturale, economica e occupazionale per il nostro Paese. Un settore che va sostenuto, tutelato e rispettato. Le testimonianze dei presenti hanno sottolineato ancora una volta come la pirateria rechi un danno enorme all’industria cinematografica. In particolare Barbara Salabè per Warner Bros, ha fatto notare quanto la pirateria vada a colpire nella zona grigia intermedia, ovvero quando il film non è più disponibile nelle sale ed è in attesa di uscita in dvd e blue ray. Ebbene in quel lasso di tempo c’è un vero e proprio aumento esponenziale della pirateria, per non parlare delle serie tv.

L’ospite d’onore è stato, ovviamente, Carlo Verdone, soffermatosi sui suoi rapporti con le troupe. «Un regista è buono solo grazie alla persone che lo circondano e lo aiutano. Devo molto a loro per Un sacco bello o per Compagni di scuola, forse il film più complesso che io feci, quel confrontarsi, quel chiedere: «Come so andato? Meglio farne un’altra?» ti dà una grande forza per capire. Ricordo ce quando girammo Compagni di scuola, un film complesso, con 19 attori, chiesi di iniziare a girare dalla scena numero uno, ma non fu possibile perché le location non erano disponibili. Ero disperato, per la prima volta fui preso dalla disperazione. Mi chiusi in un piccolo bagno della villa dove dovevamo girare, appoggiai la testa allo scarico e mi misi a piangere. E dissi dentro di me, ‘stavolta il film lo sbaglio’. Non sapevo come fare, girare partendo da metà film, come potevo capire le psicologie dei personaggi, come si erano evolute. Rivolsi una preghiera a Sergio Leone e a mia madre, affinché mi aiutassero ad avere la massima concentrazione. Giuro l’ho fatto. Dissi un Padre Nostro, un’Ave Maria…. All’uscita incontrai il capo macchinista che fumava una sigaretta lo guardai e mi scappò la battuta: Ma si può cominciare il film dalla scena 47, un film come questo !“. Lui mi guardò e disse: “Che cazzo te frega, daje che ja fai, ce stamo noi che te stamo accanto“. «Be’, quella cosa, quel te stamo accanto detto da un vecchio macchinista molto simpatico fu veramente un grande incoraggiamento per me e sicuramente è merito loro che forse, almeno per me, questo resta uno dei migliori film che ho mai fatto».

Il senso della campagna, comunque, è quello di battere più sul tasto del fascino e della magia del cinema da tutelare piuttosto che su quello delle possibili sanzioni. «IO FACCIO FILM è una campagna che nasce dal desiderio di raccontare tutto quello che c’è dietro un film: passione, professionalità e talento» spiega Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale FAPAV. «Il progetto è stato lanciato durante lo scorso Festival di Venezia e in questi sei mesi abbiamo incontrato studenti e appassionati di cinema nelle università e nei festival, oltre ad aver avviato a una campagna social che ci sta regalando molte soddisfazioni. Solo su Facebook sono oltre 1.700.000 le visualizzazioni degli spot del progetto, che continuerà fino a giugno. Gli spot della campagna sono incentrati sulle singole professioni, a volte poco conosciute ma decisamente affascinanti: da chi realizza a mano parrucche per gli attori, a chi si occupa di ricreare non solo digitalmente mostri ed effetti che vediamo nei film.

Io faccio film è un progetto che ribadisce la necessità di tutelare tutti questi professionisti e i contenuti che grazie al loro lavoro siamo in grado di apprezzare. Purtroppo la pirateria è un fenomeno ancora molto presente, che causa danni per oltre 500 milioni di euro l’anno. Campagne come questa servono a riportare l’attenzione sul problema, favorendo una cultura della legalità e la promozione stessa dell’offerta legale sul web che è sempre più accessibile e competitiva».

Commenti

Casaspina

Lun, 06/03/2017 - 09:09

Verdone preoccupati dei soldi che hai sottratto tu portandoli a Panama !!!!! FURBONE !!!

sergioilpatriota

Mar, 07/03/2017 - 11:23

Fare il pirata informatico non è semplice nè rilassante. Se però io mi rendo conto che per entrare in un cinema con mia moglie occorrono 14 euro, allora divento pirata, e non mi sento in colpa visto che non ho mai conosciuto attori poveri, sopratutto quelli di provenienza hollywoodiana. La soluzione potrebbe essere quella di abbassare definitivamente il costo di un film a 2 euro. A tal punto non conviene più perdere tempo e fatica per scaricare un film che magari, alla fine, non si vede neppure bene.

Fjr

Mar, 07/03/2017 - 13:24

Fare film costa ,fare colossal costa ancora di più e se pensiamo che per un certo periodo gli americani venivano a girare i più grandi film in Italia ti viene tristezza, il problema è che mancano buone sceneggiature e grandi sceneggiatori, di registi di peso ne abbiamo qualcuno ma troppo di nicchia, la grande bellezza di Sorrentino ad esempio è un grande film se togliamo tutto ciò che non serve ovvero una trama perfettamente inutile, è grande per per la fotografia se fosse stato un documentario se ne sarebbero accorti in pochi, ma mettendo Servillo allora è diventato un film da Oscar, a me quando lo guardo da' il senso di perfetta decadenza della capitale una meravigliosa cartolina che volendo potrebbe essere usata per rilanciare Roma l'Italia e le sue bellezze ,è già bell'e pronta ,un docufilm da proiettare a testimonianza di ciò che potremmo essere e che forse non diventeremo più ,Roma caput mundi

ciruzzu

Gio, 09/03/2017 - 01:01

Il cinema italiano non esiste. Non esistono attori non esiste la lingua italiana,non la musica,c'è solo volgarita'

LUCATRAMIL

Ven, 10/03/2017 - 11:40

Era meglio intervistare un regista vero.