"Io, figlia di Ron Howard sono attrice per forza ma ora faccio la regista"

L'artista torna nel sequel di "Jurassic World": "Recito da sempre ma resto anche una madre"

Se Hollywood fosse un feudo, Bryce Dallas Howard apparterrebbe alla nobiltà, da almeno tre generazioni. Suo padre è il regista di fama internazionale Ron Howard (ma è anche Ricky di Happy Days), sua madre è l'attrice e sceneggiatrice Cheryl Alley, i nonni sono gli attori Rance Howard e Jean Speegle Howard. Lo zio è Clint Howard e persino una delle sue sorelle, Paige, fa l'attrice.

Bryce, 37 anni compiuti a marzo, è nata su un set cinematografico e recitare per lei è un fatto naturale, come respirare. Nessuna ribellione, nessuna voglia di affermare la propria personalità facendo altro, non avrebbe avuto senso perché Bryce Dallas Howard è la classica brava ragazza. «Non attraverso nemmeno la strada fuori dalle strisce», ci dice. Ora è tornata nei panni di Claire Dearing in Jurassic World: Fallen Kingdom, sequel del successo del 2015, a sua volta inspirato al famoso franchising creato da Michael Crichton e portato al cinema da Steven Spielberg (che in questo nuovo film è il produttore esecutivo). Il film è nelle sale italiane da oggi.

Il primo Jurassic World del 2015 era stato diretto da Colin Trevorov, mentre questa volta alla regia si è seduto lo spagnolo JA Bayona. «Un regista che ha dato un approccio molto europeo al film», dice la Howard che, buon sangue non mente, ha seguito il padre anche nella carriera dietro la cinepresa. Fallen Kingdom vede il ritorno nel cast anche di Chris Pratt e Jeff Goldblum, anello di congiunzione con l'originale di Spielberg del 1993.

Ama ritornare sui personaggi già interpretati?

«Mi è piaciuto farlo con questo personaggio, Claire, perché mi somiglia. Rispetto al primo film ha imparato dai suoi errori, ha riscoperto la sua umanità, ha imparato la lezione. Sì, mi piace tornare sui personaggi già interpretati. Ho letto di uno studio sociologico secondo il quale a 35 anni le cose nella tua testa si fissano e tu inizi a volere le stesse esperienze di prima dei 35 anni, invece che viverne di nuove. Quindi continui ad ascoltare la stessa musica, mangi gli stessi cibi, usi la stessa tecnologia e ora che ho 35 anni sto scoprendo che è vero. Io amo qualsiasi cosa sia venuta prima dei miei 35».

In una recente intervista, suo padre, Ron Howard ha detto che gli piacerebbe averla in un suo film ma che, pur avendo avuto a che fare con attori molto difficili, teme lei di più. Teme di vederla alzare gli occhi al cielo e sbuffare, come una figlia con suo padre.

«Forse ha ragione papà, il fatto è che non riesco a controllare le mie espressioni facciali».

Quanto ha influenzato la sua carriera, suo padre?

«Lui direbbe non molto, perché dice che non seguo i suoi consigli, ma non è così, da lui ho imparato ad amare il nostro lavoro. Questo è un modo meraviglioso per portare a casa uno stipendio, dice spesso. Non perde l'entusiasmo, nemmeno dopo 50 anni di carriera. Spero di essere capace come lui di apprezzare sempre quello che sto facendo».

Ron Howard ha iniziato a recitare a tre anni, lei a venti, sono stati i suoi a non volerla coinvolgere prima?

«Sì, ricordo di aver bazzicato il set sin da piccolissima, ho fatto la comparsa un paio di volte ma ho iniziato a recitare seriamente solo a vent'anni. E' stata una precisa scelta dei miei, che condivido».

E che applicherà anche ai suoi figli?

«Penso proprio di sì, se vorranno recitare andranno a scuola, si iscriveranno a qualche corso, parteciperanno alla recita scolastica. Su un set, se vorranno, ci arriveranno più tardi».

Lei spesso sparisce per qualche tempo dopo aver recitato in un film.

«Vero, mi capita. Il fatto è che sono molto selettiva nelle parti che voglio interpretare, non reciterei mai in un film che non andrei a vedere appena uscito nelle sale, quindi mi capita di non avere progetti interessanti per qualche tempo e di fare solo la mamma per un po'».

E ora, sarà così anche dopo Fallen Kingdom?

«No, ora mi dedicherò alla regia. Sarà una prima volta. Ho già diretto documentari e corti ma questa volta si tratterà di un lungometraggio. S'intitola Sort of like a Rock Star ed è tratto da un libro di Matthew Quick, l'autore del romanzo da cui è stato tratto Il lato positivo. Non vedo l'ora di dire si gira!».