"Io al posto di Barenboim? Prima dirigo la Traviata..."

Il maestro sul podio a Salisburgo e poi alla Prima della Scala: "Che caduta di gusto le speculazioni sulla successione al direttore"

Stringono i tempi. Venerdì si va in scena con I Maestri cantori di Norimberga di Richard Wagner. È un'opera che nessun italiano, salvo Arturo Toscanini - ma si va al 1937 - ha mai diretto lì: nella fossa dei leoni, al festival musicale più chic che vi sia. Quello di Salisburgo ovviamente. A raccogliere la sfida è il direttore Daniele Gatti. Del resto, si respira tanta Italia, quest'anno a Salisburgo, la penultima edizione con al timone Alexander Pereira, dall'ottobre 2014 sovrintendente alla Scala di Milano. Cinque i direttori d'orchestra nostrani: Muti, Chailly, Pappano, Carignani. Su 12 opere, 4 sono di Verdi, e solo 2 di Wagner. Made in Italy anche la regia di Falstaff, affidata a Damiano Michieletto. Già, proprio la firma del Ballo in maschera che in questi giorni, alla Scala, ha accesso un putiferio e italiche sfide fra cultori della tradizione e progressisti. Gatti, milanese, 52 anni, guida dell'Orchestre National de France, è il candidato eccellente alla direzione musicale del teatro alla Scala. Da quando è scattato il totodirettore, il suo nome e quello di Riccardo Chailly spiccano tra i favoriti. Entrambi gli artisti sono amati dall'orchestra scaligera e vicini a Pereira, soprattutto Gatti, per via degli anni di lavoro comune a Zurigo.
Così, entro Natale si saprà se sarà lei il direttore scaligero.
«Non è corretto parlare di questo considerato che c'è un direttore musicale, ed è Daniel Barenboim. La Scala non è orfana. Tutte queste speculazioni sono premature e indelicate. S'è parlato più della successione del direttore che del sovrintendente. Perché mai? Se io fossi Barenboim, non gradirei. Ci vorrebbe più tatto».
Ma tutti ne parlano... Vive dunque con più apprensione la sua prossima Prima della Scala? Proprio nei giorni in cui lei dirigerà Traviata, Pereira dovrebbe sciogliere le riserve.
«Da milanese, non posso che vivere con emozione la Prima della Scala. È radicata nei miei ricordi di ragazzo. È una delle cose che spero non vadano perse».
Procedono i lavori con il regista?
«Sì, molto bene. Dovremmo incontrarci di nuovo in agosto, qui a Salisburgo».
Come esce dalle cinque ore spese sul podio per i Maestri Cantori?
«L'anno scorso, a Zurigo, finita l'opera avevo il desiderio di ricominciare. È un'opera lunga ma un po' come Falstaff ha una leggerezza e piacevolezza che non portano problemi allo spirito come, per esempio, accade con Parsifal o Tristano».
Andrà a vedere il Falstaff che Damiano Michieletto ha ambientato nella Casa Verdi di Milano?
«Ho seguito due prove d'assieme. Mi è piaciuto molto questo Falstaff, ho detto a Damiano che avrebbe dovuto portarlo alla Scala prima che a Salisburgo. Sono stato colpito da questa sua lettura, forse anche perché mia mamma vive nella Casa Verdi».
Le letture di Michieletto non lasciano mai indifferenti. Era il caso di infuocarsi così tanto alla Scala secondo Lei? Scalpitano troppo gli spettatori latini?
«Un'opera è uno spettacolo, prima che evento culturale, quindi suscita dissenso o assenso, differentemente da quanto accade per un prodotto culturale puro come può essere un quadro: non è che di fronte a una tela di Leonardo applaudo. L'opera ha una componente ludica e di esibizione, scatena reazioni insomma. Però lo spettatore non dovrebbe andare a teatro per dimostrare agli altri quanto ama o no quello spettacolo. Così come non funzionano le provocazioni in quanto tali, non approvo l'atteggiamento egocentrico dell'interprete che s'impossessa di un'opera d'arte per mettere in mostra il suo ego. In quel caso, è un usurpatore».
Quindi lei tornerebbe a lavorare con Michieletto?
«Spero di sì. Sono convinto che Damiano sarà tra i registi italiani che avrà la possibilità di esprimersi nei grandi teatri, Scala compresa».
Dopo Salisburgo vacanze?
«Solo una settimana ai primi di settembre. Assolutamente mare, devo vedere se in Grecia o nell'Italia del Sud. Mi piace la montagna, ma sono iperteso quindi non posso superare una certa altitudine. E comunque si sta molto bene anche qui a Salisburgo. Mi sono preso una casa con vista lago, e ogni tanto faccio anche delle nuotate».