James Blunt da soldato a "guerriero" del pop

Il cantautore britannico è in Italia per presentare il suo nuovo disco "The Afterlove"

Minuto ma muscoloso, è un ex militare, bello - ma non ditegli che è posh -, il cantautore inglese James Blunt quando si racconta lo fa con humour anche se alle spalle ha la vendita di 20 milioni di album e 23 milioni di singoli. Maglietta nera, sorrisone e battuta pronta, spiega ai giornalisti il suo nuovo album The Afterlove. «Quest'album è nato due anni fa quando ero al Burning Man nel deserto del Nevada. Il mio manager era con me e mi ha detto: Hai fatto già degli album stupendi potresti anche smettere. È strano che un manager ti dica così allora ho capito che dovevo fare qualcosa di speciale. Ci ho messo il doppio del tempo che ci metto di solito è ho scritto quasi 100 canzoni tra le quali poi ho scelto quelle che davvero ho inserito nel disco».

E Blunt è riuscito a mettere assieme per l'occasione delle collaborazioni davvero speciali: ci sono gli interventi, tra gli altri, di Ed Sheeran e Ryan Tedder degli OneRepubblic. Sulla partecipazione di Ed Sheeran, uno di cui non è proprio facilissimo ottenere la collaborazione, Blunt scherza: «Sono molto fortunato, abbiamo un mutuo amore per l'alcol e questo ci avvicina. Scherzo, non è comunque solo una cosa musicale siamo amici davvero nella vita. Certo poi è divertente dire: Ed Sheeran? È il mio chitarrista! Sto scherzando di nuovo si capisce?». Sì, anche se qualche volta è capitato che i giornalisti lo prendessero troppo sul serio.

«Comunque faccio con Sheeran un tour di tre mesi negli Usa. Almeno così quando vengo a suonare da voi in Italia a novembre sono bello esercitato....». E poi sorride di nuovo sornione. Di serio c'è invece il modo in cui trasforma le vicende personali in musica, merito anche della sua esperienza militare in Kosovo.

«La mia esperienza militare nei Balcani fa sì che nelle mie canzoni io non parli mai del mio giardino o del mio vicinato. Io cerco di parlare delle emozioni degli esseri umani, quelle che ci accomunano tutti. Se c'è una cosa che ho imparato in Kosovo è che gli esseri umani devono vivere assieme e capirsi. Poi nel disco parlo anche di cose più vicine nel tempo, ho una moglie e un figlio e sono esperienze che ovviamente mi influenzano». Per altro in Kosovo Blunt e il suo reparto presero decisioni difficili. Si rifiutarono di intervenire contro un reparto russo all'aeroporto di Pristina: non volevano scatenare la terza guerra mondiale. Il che fa sì che Blunt abbia idee chiare anche sulla politica, si vede anche da alcune delle canzoni del nuovo album come Someone Singing alone. Ad esempio sulla situazione in Siria: «Se sei sul campo e vedi qualcuno aggredire, ferire o uccidere un altro essere umano indifeso non puoi non intervenire. Se no diventi peggio dell'aggressore. Però in certi casi ci vuole anche diplomazia. E ce l'hanno più i militari che rischiano in prima persona che i politici a volte. La politica è più aggressiva di quanto lo siano i soldati».

Ma poi torna scherzoso «Anche nella musica c'è troppa aggressività io preferisco le collaborazioni invece, come quelle di The Afterlove».