Joplin e Anderson, in attesa di Vasco il Lido è un palco rock

La raffinata Laurie si racconta in "Heart of a Dog". E in "Janis" Amy Berg fotografa la parabola della cantante, acendo commuovere la Nannini

nostro inviato a Venezia

Le note dei Rolling Stones spegnevano in Sala Grande il film A Bigger Splash , storia di una rockstar che ha perso la voce e riacquista la propria libertà emotiva e, giusto il tempo di far ruotare il pubblico, partiva il documentario Janis che la regista Amy Berg, già candidata all'Oscar per Deliver us from Evil , ha dedicato alla vita privata e alla scena pubblica di Janis Joplin. La voce sofferta del blues, l'icona del rock e la regina della musica che dimostrò a un'intera generazione - lei che partì da Port Arthur, Texas, cacciata dal coro della scuola e arrivò nella Hall of Fame - che cosa sia l'ambizione: «Il bisogno di sentirsi fieri di se stessi». Anche se in verità insegnò qualcosa di più. Senza limiti nella sessualità, nella dipendenza dalle droghe e nella ricerca dell'indipendenza, Janis Joplin «spianò la strada per generazioni di donne a venire», dice la regista, la quale - dopo il documentario di Asif Kapadia su Amy Winehouse passato al festival di Cannes - riporta la musica al centro del cinema.

E lo fa attraverso interviste a chi conobbe la timida e poi sfrontata e strafatta Janis, attraverso i suoi brani, da Cry Baby a Piece of my Heart , le immagini di concerti, come quello incredibile di Monterey del 1969 o Woodstock, le sue spericolate prove in sala di incisione e le elettriche performance dal vivo, e soprattutto attraverso le lettere - lette dalla stessa voce roca di Cat Power - che Janis scrisse alla madre, agli amici ai produttori, a suoi amanti, uomini e donne. Cineracconto (solo per fan) che stringe la gola e scuote dentro, Janis è un assolo lungo 27 anni - dalla nascita alla morte per overdose in un motel di Los Angeles nel 1970 - tra musica, eroina, beatnik e viaggi: sulla strada, psichedelici e sperimentali.

«Rockstar significa genio, e il genio significa sregolatezza, e la sregolatezza significa solitudine», recita una battuta di A Bigger Splash , film musicalissimo di un Mostra del cinema che balla sulle note del rock africano di A peine j'ouvre les yeux e del folk argentino in Zonda di Carlos Saura. E Janis Joplin, arrivata a una certa nota del docufilm, confessa che «Solo sul palco sono in pace con me stessa. Ma dopo un'ora devi scendere». Ieri pomeriggio, sul red carpet, per tributarle il suo debito e il suo amore, è salita anche Gianna Nannini, arrivata a Venezia direttamente da Londra dove ha interrotto per un giorno la registrazione del nuovo album. «Questo film restituisce giustizia a Janis Joplin. Dieci anni fa ho avuto la fortuna di conoscere il suo chitarrista, che rimase folgorato e mi disse che la mia voce era simile alla sua», ha detto la rocker prima di entrare in sala per l'anteprima.

Dopo, sui titoli di coda, ha pianto e poi è andata ad abbracciare la regista. Ma il lungo concerto veneziano non si ferma. Dopodomani il Lido - passando con disinvoltura dall'epica vintage del rock all'ambient - si sintonizzerà con il film-saggio Heart of a Dog , racconto personale di Laurie Anderson, regista, artista visiva, musicista e vedova di Lou Reed: un altro viaggio, accompagnato ossessivamente dal suo violino, da quartetti, e dai nuovi universi ipertecnologici, sull'immaginazione e il disorientamento, e soprattutto, detto da lei che si è sempre sentita una storyteller, sull'arte della «creazione di racconti».

E terminato il suo, il Lido ascolterà quello più atteso (a dimostrazione di quanto musicale sia una Mostra del cinema la cui star più grande sarà un rocker), ossia la storia narrata dal regista Fabio Masi nel film Il decalogo di Vasco . Uno che una volta disse la stessa cosa, con parola diverse, che ci ha lasciato Janis Joplin: «Più mi avvicinavo ad essere davvero una star, più quella cosa perdeva per me di significato». Quello che è significativo è che l'Evento, in tutti i sensi, presente Vasco Rossi, è venerdì, in Sala Darsena. E i 2.800 biglietti per l'incontro, con doppia proiezione, a cui si poteva accedere solo su prenotazione online, si sono esauriti in poco più di un'ora. Ai concerti rock, si dice sold out. Al cinema «The End».