Kampe frau amorosa. Vogt marito scomodo

Stasera in scena l'opera diretta da Barenboim. Attese le prove della soprano e del tenore. Ma il "deus ex machina" è il baritono svedese Mattei

Fidelio inaugura la stagione d'opera del teatro alla Scala. È l'unica opera di Ludwig van Beethoven, per l'esattezza un Singspiel dove la musica si consegna a recitativi, e viceversa. Si narra di Leonore che porta in salvo il marito Florestan travestendosi da uomo, Fidelio appunto. Non scende negli inferi come fece Orfeo, ma nelle celle di una prigione trasformata - dalla regista Deborah Warner - in una fabbrica dismessa. Lì il marito è ormai a un passo dalla morte mentre incombe il truce governatore della prigione Don Pizarro. Leonore riuscirà nell'impresa di salvataggio con tanto di sigillo di Don Fernando.

LA MOGLIE Anja Kampe, soprano, s'annuncia un Fidelio di qualità. Ha vestito questi panni altre 75 volte. Tempra e physique du rôle ne fanno una perfetta Leonore. È tedesca ma in parte gioca in casa: il lavoro di lima lo fece proprio all'Accademia scaligera. Con Deborah Warner, la regista, ha disegnato la sua prima Leonore. Correva il 2006. La Kampe incarna la forza dell'amore, quella capace di spingere l'essere umano a compiere nobili imprese. Su di lei, donna-sposa, pesa gran parte dell'esito di Fidelio . Lo sa, e un poco trema.

IL MARITO Klaus Florian Vogt, tenore, è stato più volte Florestan negli ultimi 15 anni. Che cosa lo attrae di questo ruolo? «Il fatto che devo essere un eroe e allo stesso tempo un uomo che non s'arrende. Poi, la sfida vocale. Beethoven scrive da sinfonista, e tratta la voce come uno strumento, e questo pone non poche difficoltà a noi cantanti». Florestan entra in scena nel secondo atto, un'attesa che mette a dura prova il sistema nervoso di un cantante: in panchina per tutta la prima ora dello spettacolo. Il suo è un ruolo doppiamente scomodo. È in fin di vita, dunque canterà in ginocchio, sdraiato, annaspando: in posizioni non propriamente felici per un cantante, soprattutto se monumentale come lui.

DON PIZARRO - L'ANTAGONISTA Falk Struckmann, baritono, è cantante wagneriano di lungo corso. Ha debuttato alla Scala nel 1997 in Sigfrido sotto la bacchetta di Riccardo Muti. È poi tornato a Milano nella Salome di Strauss (2007) e in La donna senz'ombra (2012), sempre di Strauss. In Fidelio veste i panni del crudele e ingiusto tiranno che alla fine soccomberà, anche sotto il peso sinfonico beethoveniano.

DON FERNANDO (E LA GIUSTIZIA FU) Peter Mattei, baritono svedese, è la stella del cast. Peccato che il suo ruolo, il ministro di Spagna Don Fernando, sia di peso, ma quasi un cammeo. È un po' il deus ex machina che arriva alla fine e ristabilisce l'ordine: come vuole il re, libera tutti i prigionieri riconoscendo in Florestan il vecchio amico. Per la legge del contrappasso questo ruolo tocca proprio a Mattei. Il quale nella Prima scaligera del 2011 diede corpo a un personaggio-emblema della destabilizzazione: fu un impeccabile Don Giovanni.

DANIEL BARENBOIM - L'OPERA D'ADDIO Daniel Barenboim con questo Fidelio dà l'addio al ruolo di direttore musicale della Scala. Da gennaio passerà il testimone a Riccardo Chailly. Si congeda dopo un dicembre intensissimo: in questi giorni Barenboim sta completando il ciclo delle Sonate per pianoforte di Schubert. Poi, la partenza per Berlino, dove l'attende la sua seconda passione (dopo il pianoforte): la Divan Orchestra, il complesso di musicisti israeliani e palestinesi ora supportato da un'Accademia. Che Barenboim non vede l'ora di condurre.

DEBORAH WARNER - LA REGISTA La regista inglese Deborah Warner ha incentrato questo allestimento sulla forza dell'amore e sulla «ricerca della verità nel profondo di una prigione». La Warner nel 2011 stregò la Scala con la messa in scena di Morte a Venezia di Benjamin Britten. In questi giorni ci ha confessato che era «preoccupata, temevo che non sarebbe andato granché bene. Mi dissi: arriviamo noi inglesi a rileggere la luce di Venezia, proprio qui in Italia?». Invece fu un successone. Nel suo Fidelio vedremo scarpe da tennis, tute da ginnastica, blocchi di cemento così imponenti da richiedere il lavoro di 45 macchinisti. Come reagirà il pubblico questa volta?