Kevin Costner torna al cinema con "Black or white"

Un legal-drama per famiglie, pieno di buoni sentimenti e luoghi comuni

Kevin Costner torna al cinema con "Black or White", un dignitoso family drama a sfondo giudiziario ispirato a una storia vera. Il celebre attore ha tanto creduto nella sceneggiatura sottopostagli dal regista Mike Binder, che lo aveva già diretto nel 2005 nella commedia "Litigi d'amore", da decidere non solo di vestirne i panni del protagonista ma anche di partecipare al progetto in veste di produttore.

Elliot Anderson (Kevin Costner) è un ricco avvocato che ha appena perduto la moglie a causa di un incidente d'auto. E' il secondo grande lutto della sua vita, dopo quello legato alla sua amata figlia diciassettenne morta nel dare alla luce una bambina, Eloise (Jillian Estell). La nonna paterna della piccola, l'afroamericana Rowena (Octavia Spencer), una volta venuta a conoscenza del fatto che Elliot è rimasto vedovo, si fa avanti per chiedere l'affidamento esclusivo della bambina, cresciuta fino ad allora con i nonni materni, dando luogo a uno scontro giudiziario senza esclusione di colpi.

A dispetto di quanto il titolo lascia intuire, l'argomento del razzismo è solo sfiorato perché usato in maniera pretestuosa in tribunale da una delle parti per screditare l'altra. Al centro della scena ci sono soprattutto i conflitti familiari e i problemi di dipendenza che interessano le diverse figure maschili del film: l'alcolismo nel caso del ricco e bianco Elliott e la droga in quello di Reggie, il nero di strada padre della bambina. Nonostante la drammaticità della vicenda, qua e là ci sono piccole incursioni comiche che permettono alla pellicola di scorrere e di non arenarsi in momenti tetri. Costner come nonno amorevole col vizio della bottiglia è convincente, i sentimenti che i personaggi trasudano sembrano sinceri ma il film cade in un buonismo monocorde ed è talmente politically correct da risultare stucchevole. L'insieme è poco viscerale, molto patinato e talmente al riparo da rischi da connotarsi come il classico prodotto per famiglie, di quelli nati per la tv piuttosto che per il grande schermo. Nonostante la voglia di tenerezza sprigionata dalla storia, l'intreccio è piatto e prevedibile, affollato di cliché e la durata del film eccessiva. L'ottima performance di Kevin Costner avrebbe meritato una cornice più prestigiosa.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Sab, 07/03/2015 - 14:00

Un altro polpettone della serie che sfrutta il tema del razzismo. Oggi è l'argomento che tira, insieme a quello dell'omosessualità. E vai con il Black power ed il Gender style.