L’alter ego di Tom Hanks e Bruce Willis porta le voci del cinema sul palcoscenico

Per il terzo anno consecutivo Angelo Maggi porta al teatro Belli di Roma il suo "DoppiAttore", insieme ai giganti del doppiaggio italiano. Uno spettacolo ricco di sorprese e colpi di scena che rende omaggio a un’arte. E al talento di un mattatore del leggio

Angelo Maggi in uno dei momenti de il «DoppiAttore»

Angelo Maggi è uno, nessuno e centomila. Figlio di Pirandello, allievo di Gassman, erede di Rinaldi, Locchi, Amendola, le voci che hanno fatto grande il cinema. «Se avessi la sua voce sarei molto più glam...» ha sospirato, ma con un sorriso, Tom Hanks, in Italia per presentare il suo «The Post». Uno dei tanti divi a parlare con le parole, i toni, il timbro di Maggi. Lui è il Bruce Willis del «Sesto Senso», il Robert Downwy jr di «Iron Man», lo Hugh Grant di «Notting Hill», il Mark Hammon che vi entra in casa tutte le sere con «Ncis – Unità anticrimine» o il commissario Winchester dei Simpson. Non gli basta però essere uno dei migliori, l’anno scorso è stato premiato al Festival del Cinema di Venezia con il Leggio d’Oro, il più antico Oscar del doppiaggio, vuole anche essere il primo, cambiare il mondo, lasciare il segno. Questione di passione, ma anche di carattere: è un doppiatore protagonista, dentro e fuori gli studi di registrazione. Nessuno per esempio aveva pensato, prima di lui, di sposare il doppiaggio al teatro, di portare le voci, nascoste, misteriose, bellissime, sul palcoscenico. Quest’anno lo farà per la terza stagione consecutiva con la sua creatura preferita, il «DoppiAttore, la voce oltre il buio» che dal 5 al 22 aprile darà spettacolo di sé al Teatro Belli di Roma, scortato come sempre dalla bellissima Vanina Marini e l’amichevole partecipazione di Luca Ward, Massimo Lopez, Marina tagliaferri e Pino Insegno.

Chiamarlo spettacolo è poco: è una compilation di invenzioni sceniche, di idee sorprendenti, di duetti irresistibili. Amore allo stato puro per un’eccellenza italiana. Una lectio magistralis, spiega il promo, ma anche gioco con gli spettatori, la fantasia che si fa realtà.Insieme a lui, come tutti gli anni, molti grandi del doppiaggio, uno diverso per ogni serata, con un calendario preciso: Massimo Lopez (5 aprile), Francesco Venditti (6), Emiliano Coltorti (7), Angiola Baggi (8), Giulia Luzi (10), Federico e Alessandro Campaiola (11), Selvaggia Quattrini (12), Pino Insegno (13), Roberto Stocchi (14), Fabio Celenza (14), Luca Dal Fabbro (15), Alex Polidori e Manuel Meli (17), Ernesto Brancucci (18), Giorgio Lopez (19), Edoardo Siravo (20), Simone Mori (21) e, dulcis in fundo, il 22, la regina delle Voci Maria Pia Di Meo, oltre alla voci protagoniste di Harry Potter, Star Wars e The Bold and the Beautiful, che occuperanno il palco nelle tre domeniche di programmazione. Ci saranno Domitilla D’Amico, Christian Iansante, Ilaria Stagni, Francesco Prando, Riccardo Rossi, Marco Vivio. Stiammo parlando di un parterre de roi.Maggi è come un pentagramma ha mille note e mille ne tocca nel sentimento del suo pubblico. Compresa una, imprevedibile, non sempre suonata, alta, come si dovrebbe: la gratitudine. Per quello che fa, oltre a metterci il talento e il cuore, per il doppiaggio, cioè per l’arte attraverso la quale gli italiani, non c’era ancora la guerra, hanno imparato a parlare la lingua di Dante e di Leonardo. Non esiste una magia come quella della parola, diceva l’Anatole France. Il «DoppiAttore», con le sue voci, riesce a volare persino oltre..