L'"operazione nostalgia" da Sinatra a brani dei '60

L'artista sfida tutti cantando i grandi classici del passato. E pubblica gli attesi "nastri della cantina" con inediti e rarità

Ha ancora voglia di sorprendere il suo pubblico e il 3 febbraio pubblicherà l'album Shadows In the Night cantando classici di Frank Sinatra, brani come What I'll Do del grande Irving Berlin o ancora come Le foglie morte. Sarà un confronto (per qualcuno un affronto) con alcune delle più belle voci della storia della musica. Come se la caverà stavolta Bob Dylan, l'uomo dalla (non) voce ormai rarefatta (eppur così evocativa) da vecchio marinaio sbronzo e sdentato? Lui - come sempre - non bada alle critiche e annuncia: «Da tempo volevo fare un disco come questo, ma non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi ad arrangiamenti complessi per 30 elementi e adattarli per una band di cinque. È stato fatto tutto dal vivo. Con questo album io e la mia band volevamo far conoscere queste canzoni a modo nostro».

Int anto Dylan pubblica in un cofanetto gli storici «nastri della cantina» per la prima volta completi e con inediti. Dylan arrivava dalla leggendaria performance del 1965 al Newport Folk Festival, dove strapazzò la tradizione con le folate elettriche di Like a Rolling Stone; veniva da leggendarie tournée in Usa, Europa e Inghilterra; era all'apice della creatività quando incappò in quel tremendo incidente di moto a New York. Sparì; lo si ritrovò nel 1967, convalescente e isolato dal mondo, chiuso nella cantina di una casa dalle parti di Woodstock. Lì, con un gruppo diventato famoso come The Band, si dedicò a scrivere canzoni e a rileggere la tradizione popolare. Sono quelle canzoni, a lungo avvolte nel mistero, chiamate Basement Tapes («i nastri della cantina») che hanno segnato la storia del rock. Nel 1969 alcune uscirono sul primo bootleg della storia, The Great White Wonder (seguì Kum Back , primo disco pirata dei Beatles), poi nel '75 uscì il doppio album The Basement Tapes (con 16 di quei brani) e, dopo decenni di album pirata, uscirono i 5 cd The Genuine Basement Tapes , di cui Garth Hudson della Band disse: «Li hanno trovati tutti». Sbagliava, anche lui che ha vissuto quell'epopea in prima persona, perché The Basement Tapes Complete, con tutte le incisioni dell'epoca, vengono pubblicate in questi giorni in un cofanetto di sei cd (riassunto nel doppio album The Basement Tapes Raw). Per la prima volta in assoluto vengono pubblicati tutti i nastri «salvabili» di quelle sessions, eseguite nella Sala Rossa di casa Dylan nell'arco di un anno, e recuperate dallo stesso Hudson insieme al produttore Jan Haust, per ridare loro un suono «ascoltabile» ma il più vicino possibile all'originale.

È una versione moderna della Anthology di Harry Smith, la raccolta di brani popolari che fece da Bibbia a Dylan e a tutti i cantautori della sua generazione raccontando loro i blues di Tommy McClennan e il country old time di Uncle Dave Macon. Ci sono le prime versioni di brani mitici come I Shall Be Released , The Mighty Quinn (resa celebre in Italia dai Dik Dik), Nothing Was Delivered (rifatta in versione country rock dai Byrds). Ci sono versioni intere di brani ai tempi inascoltabili o solo accennati come I Can't Make It Alone, che pare un abbozzo di This Wheel's On Fire (definita da Marcus «una delle più considerevoli performance dei nastri in cantina»).

Ci sono gli inediti come Baby Won't You Be My Baby , Sign On the Cross , la versione del gospel Hallelujah I've Just Been Moved . C'è un intero tesoro di cover come Hills of Mexico, nota anche come Buffalo Skinners e lanciata da Pete Seeger. Come ricorda Robbie Robertson, molti erano esperimenti: «Bob provava una vecchia canzone e poi diceva: “Magari da qui si potrebbe cavarne una nuova”». Inutile cercare di imprigionarlo con ulteriori date o informazioni, è un disco che va assaporato perché, come sintetizza lo stesso Robertson: «È interessante ciò che nessuno ricorda, i fatti non sono sempre la cosa più interessante».