L'altra anima di Morricone: l'avanguardia

Non dimentichiamoci dell'altro Morricone: non solo il cinema, non solo l'Oscar per The Hateful Eight di Tarantino e le tante musiche che ha scritto per le pellicole (dai temi per i western di Leone a quelli per Tornatore). Non solo pop. C'è l'altra anima. Colto ed eclettico, il maestro vanta un catalogo di lavori che appartengono ai più diversi generi (opere, musica da camera, leggera); un «miracoloso grafomane» al pari dei grandi dei secoli passati, che al computer preferisce ancora gomma e matita. E ancora, c'era una volta il giovane Ennio, sconosciuto ai più, appassionato ricercatore della musica contemporanea. Uno spezzone biografico che porta dritti dritti, a ritroso, a Nuova Consonanza (http://www.nuovaconsonanza.it/index.php?voce=19710681422&collegamento=16970047217). Un'associazione che fa storia, per niente, o quasi, illuminata in questi giorni di Osanna per la Statuetta. Correvano gli anni Sessanta, nasceva un gruppo di pionieri (Evangelisti in testa, lui e Bertoncini e Macchi, per dirne alcuni), tutti dediti al nuovo e al lancio delle produzioni del nostro tempo. Ed è anche da qui, probabilmente, dagli studi con Goffredo Petrassi e dalla militanza di avanguardista che arriva e si rintraccia quel tocco sperimentale al quale Ennio Morricone spesso non ha più rinunciato, mettendolo - quasi clandestinamente - un po' ovunque. Fino alla colonna dell'Oscar, dove ha scelto di giocare di più a carte scoperte, utilizzando, come lui stesso ha ammesso, «una scrittura complicata, perché sinfonica».