L'attentato-suicidio dei Gap raccomandato da Togliatti

Il Migliore impose di usare i giovanissimi nelle azioni contro i nemici. Come nel 1944 a Sesto San Giovanni...

Chissà se Giangiacomo Feltrinelli, editore rivoluzionario, e i suoi seguaci che negli anni Settanta si diedero alla lotta armata, avevano studiato fino in fondo la storia dei Gap. La banda di Feltrinelli venne chiamata così, Gruppi di azione partigiana, in omaggio alla struttura clandestina, diretta emanazione del Partito comunista, che durante la guerra civile era stata la punta di diamante della Resistenza a Milano e nel suo hinterland. Era un mito, quello dei Gap, che aveva permeato profondamente il movimento del Sessantotto, e che fu importante nello spingere verso il terrorismo alcuni settori radicali dell'ultrasinistra: mito formato da ortodossia ideologica, e soprattutto da efficienza militare. Ma il tempo passa, la storia di quegli anni viene riscritta senza furori di parte. E anche il mito dei Gap ne esce ridimensionato. Del cinismo di alcune scelte dei Gap, come dimostra l'attentato di via Rasella a Roma, si è ampiamente dibattuto. Ma ora un libro di Marco Manuele Paolini costringe a rimettere in discussione anche il lato del mito che sembrava meno scalfibile: la capacità operativa, la compartimentazione ferrea.

Al centro del libro di Paolini, Il ragazzo della Quinta (Mursia, pagg. 146, euro 14) ci sono un ragazzo e un attentato. Il ragazzo si chiamava Felice Lacerra, era nato nel 1927 a Sesto San Giovanni da una famiglia di immigrati, a quindici anni era già operaio alla Breda. L'attentato è quello che proprio a Sesto, la sera del 10 febbraio 1944, prende di mira la locale Casa del Fascio, dove è in corso la riunione per la nomina del fiduciario. L'azione in sé è maldestra, e provoca meno danni di quanto i gappisti si proponevano facendo irruzione con mitra e bombe a mano: due repubblichini uccisi, un altro paio feriti. Ma ben più disarmante è il pressapochismo nella preparazione dell'attentato, che avrà conseguenze catastrofiche per gli organizzatori. I Gap sestesi verranno smantellati quasi per intero dalle indagini successive all'attacco.

Era un lavoro crudo, quello dei Gap. Non si trattava di combattere a viso aperto, in montagna, affrontando i reparti ben più armati della Rsi e degli occupanti tedeschi, ma di uccidere a sangue freddo, alle spalle. Lavoro necessario, ma che selezionava inevitabilmente un certo tipo di militante, pronto alla freddezza e ai sacrifici della clandestinità. «Raccomandiamo di non aver paura di mettere avanti i giovani, i quali hanno coraggio e audacia», scriveva Palmiro Togliatti. E in effetti i quadri dei Gap erano spesso sui vent'anni. Ma per l'attentato a Sesto si scelse di mettere in prima linea addirittura un sedicenne: Felice Lacerra. A lui venne affidato il ruolo più difficile: l'infiltrato. Si iscrisse al Pnf, iniziò a frequentare la Casa del fascio, si conquistò la fiducia dei camerati, gestendo un ruolo da agente doppio che avrebbe spezzato i nervi a gente ben più adulta di lui. Fu lui a segnalare ai Gap la data della riunione, e ad aprire dall'interno le porte al commando armato.

Se già questa scelta appare azzardata, ancora più incomprensibile appare quella di non allontanare Felice da Sesto subito dopo l'attacco. La mattina dopo, il ragazzo andò a lavorare in Breda come se niente fosse, ovviamente venne arrestato, e si può immaginare quale trattamento gli fu riservato. Fece il nome di un partecipante all'irruzione, Luigi Ceriani il quale, fermato a sua volta, cantò ben più di Felice, facendo arrestare l'intero distaccamento sestese dei Gap. In carcere alcuni resistettero, altri parlarono. I due capi, Egisto Rubini e Oreste Ghirotti, si uccisero in cella per non cedere alle torture.

In aprile viene arrestato Primo Grandelli, dei Gap di Milano che avevano collaborato all'azione con i sestesi. Incredibilmente, ha con sé un quaderno con i nomi di tutti i compagni che vengono arrestati in blocco. I Gap a quel punto non esistono praticamente più, e si dovrà attendere l'arrivo in città di Giovanni Pesce perché la struttura armata del Pci venga ricostituita. «Fu tutto uno sbaglio, dall'inizio alla fine», dirà Carlo Camesasca, il gappista che pochi mesi prima aveva partecipato all'uccisione del federale di Milano, Aldo Resega. D'altronde sono gli stessi Gap che l'8 agosto dello stesso anno in viale Abruzzi metteranno una bomba su un camion della Wehrmacht che distribuiva aiuti alimentari: non morì neanche un tedesco, ma restarono uccisi sei milanesi in coda per il cibo. La rappresaglia nazista fu la strage di piazzale Loreto.

Insomma, altro che efficienza. Coraggio, indubbiamente, ma anche pressapochismo e decisioni sciagurate. E il giovane Felice Lacerra? Fu deportato a Fossoli, vicino Carpi, in un campo di concentramento dal volto umano. La mattina del 12 luglio, sessantasette prigionieri del campo vennero portati dalle Ss in un poligono, a Cibeno, e uccisi con un colpo alla nuca. Felice era uno di loro. Lo riconobbero i genitori quasi un anno dopo, esumato dalla fossa comune, dal libretto della mensa della Breda.

Commenti

Una-mattina-mi-...

Ven, 23/12/2016 - 14:21

lA TRISTE STORIA DEI VIGLIACCHI PARACULATI

uberalles

Ven, 23/12/2016 - 17:45

C'è una certa affinità di pensiero con il califfato: i martiri hanno sempre dato lustro al PCI

amicomuffo

Ven, 23/12/2016 - 22:06

I parenti dei morti delle fosse Ardeatine ancora aspettano di conoscere i veri colpevoli della morte dei loro congiunti. Non gli esecutori della loro morte. Sappiamo infatti tutti (loro compresi) cosa avrebbe comportato un attentato di quel genere.

brunog

Sab, 24/12/2016 - 00:00

Questi erano dilettanti allo sbaraglio e dopo 70 anni vogliono ancora fare credere di aver liberato l'Italia dal fascismo. Per l'attentato di via Rasella avrebbero dovuto processare i Gap invece di Klapper e Priebke; sono stati i comunisti a provocare la rappresaglia perche' militarmente l'attentato era inutile. La cosa piu' digustosa e' stata di aver fatto dei delinquenti e vigliacchi degli eroi e averli mandati in Parlamento.

stefano.colussi

Sab, 24/12/2016 - 04:23

caro dr. Fazzo .. ho letto a razzo il suo intervento perchè la testa è andata indietro di 45 anni in un baleno .. Palmiro Togliatti .. Giangiacomo Feltrinelli .. quando Giangi saltò per aria sul traliccio avevo 20 anni ed ero a Milano ad una manifestazione del PCI con Giorgio Conti di Palazzolo dello Stella .. un brivido .. stefano colussi, cervignano del friuli, udine, italy

Ritratto di franco.a.trier_DE

franco.a.trier_DE

Sab, 24/12/2016 - 10:00

togliete questi traditori della patria.

Ritratto di franco.a.trier_DE

franco.a.trier_DE

Sab, 24/12/2016 - 10:01

chi combatte senza una divisa è un terrorista.

Ritratto di Turzo

Turzo

Sab, 24/12/2016 - 10:39

Ecco chi difende l'ANPI, ed hanno il coraggio di essere i depositari di libertà ed eroismo? intitolate le strade a simili "eroi" bravi a fare i fr@@ci col c@@@lo degli altri? VERGONATEVI TUTTI!

rossini

Sab, 24/12/2016 - 10:51

Togliatti era un assassino sanguinario, allevato alla scuola del KGB e di Stalin. Sapete cosa scrisse dei prigionieri italiani in Russia, che morivano come mosche per le condizioni disumane cui erano sottoposti nei campi di prigionia sovietici? "... Se un buon numero di prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente nulla da dire".