L'autobiografia romanzata di Valeria Bruni Tedeschi è una bella foto di famiglia

da Venezia

Torna il cinema familiare di Valeria Bruni Tedeschi o meglio, come ama dire la stessa regista che con il suo quarto film I villeggianti è presente fuori concorso al festival, quello dell'«autobiografia romanzata».

Certo in questo lieve e delizioso affresco di una famiglia allargata dell'alta borghesia italo-francese con villa in Costa Azzurra, oltre a lei che interpreta se stessa, ossia una regista che gira un film, c'è sua madre vera, Marisa Bordini, c'è una sorella canterina (Valeria Golino) che sta con un ricco industriale (Pierre Arditi che non ricorda Sarkò, però), si parla del fratello scomparso (il film è dedicato a Virginio morto nel 2006), c'è un fidanzato attore che la molla e lei gli sputa dalla banchina del treno in partenza (nella realtà Louis Garrel qui Riccardo Scamarcio che ha avuto modo di esternare nelle interviste veneziane come il nostro attuale governo meriti rispetto perché è «il primo che dopo trent'anni dice di voler rinazionalizzare i beni pubblici»), c'è la vera figlia adottiva di colore Oumy Bruni Garrel che nel film è il grillo parlante e osserva tutti come se stesse in platea durante uno spettacolo teatrale.

Ma al di là del giochetto del «chi è chi», il film è preciso nel mettere in scena conflitti, passioni e meschinità di un gruppo di famiglia in un interno utilizzando l'arma dell'autoironia che riesce a minare le certezze di ogni personaggio, sia del mondo dei padroni che di quello della servitù.