la lettera La «Cooperativa Mona» contro i troppi «Maestri»


di Paolo Isotta
Carissimo direttore, 'e piezz' d' 'o core mio Pietrangelo Buttafuoco, nell'ospitare una mia lettera nel suo Riempitivo sul Foglio, mi qualificava siccome Maestro. Al riguardo debbo farTi cerziore del seguente fatto. I signori (in ordine decrescente di età) Riccardo Muti, Paolo Isotta, Francesco Nicolosi, Alessio Vlad, Orazio Mula, Antonio Florio, Ciro Visco, Nazzareno Carusi e Francesco Libetta, di qui in avanti costituitisi siccome «Cooperativa Mona»: atteso che i signori Tangucci (non meglio precisato) inteso la donna calva, Direttore Artistico del Maggio Musicale Fiorentino; Stéphane Lissner, Soprintendente della Scala; Luca Targetti, inteso omissis n.d.D., ex loggionista della Scala, poi passato nella Direzione Artistica e attualmente agente teatrale; Fortunato Ortombina, ex trombonista, Direttore Artistico della Fenice di Venezia; et reliqui multi: si fanno chiamare Maestro: inibiscono a tutti indistintamente di fregiarli di tale titolo avvertendo che in caso d'inosservanza ricorreranno nelle opportune sedi. Il nome della cooperativa nasce dal fatto che il sommo Antonio Guarnieri, di fronte (già allora!) all'inflazione del titolo, impose al cameriere della Taverna della Fenice: «Ciamame mona», termine spregiativo del dialetto veneziano divenuto d'uso pressoché universale ed equivalente, figuratamente se non sostanzialmente, all'italiano coglione. Pertanto, d'ora in poi, e per tutti indistintamente, io sono Paolino.