Una lettera riapre il caso dei diari del ras Farinacci

Roberto Festorazzi

Bolaffi, il prossimo 22 giugno, manda all'asta il dattiloscritto originale dei presunti diari attribuiti al ras di Cremona, Roberto Farinacci. Si tratta di un documento da cui scaturì una causa, promossa nel 1947 dalla figlia del gerarca, Adriana, contro la Rizzoli, che aveva stampato in cinquemila copie i diari paterni che contenevano il racconto degli eventi storici dell'estate del 1943. Nel 1958, il tribunale di Milano, con una sentenza, diede ragione ad Adriana Farinacci, a proposito della non autenticità del documento, attribuito alla mano di uno dei segretari del ras, Emanuele Tornaghi. Ergo, la Rizzoli fu costretta a distruggere l'intera tiratura del volume. Nel frattempo, però, alcuni organi di stampa, in Italia, ma anche all'estero, pubblicarono ampi stralci del documento farinacciano.

Ciò che finora non si conosceva, è che il fratello maggiore di Adriana, e primogenito del ras, Franco, era di parere diametralmente opposto a quello della sorella. In alcune lettere dell'agosto 1947, rimaste fino a oggi inedite, Franco Farinacci, che a quel tempo svolgeva l'incarico di console a Tetuan, nel Marocco Spagnolo, si esprime senza mezzi termini a favore dell'autenticità del documento. In una missiva del 21 agosto '47, scrive infatti alla sorella: «Carissima Adriana, sto leggendo il Diario di papà che viene pubblicato a puntate in spagnolo sul giornale Ya e in francese su L'Afrique di Casablanca. Ti confesso inter nos che il tono e il fraseggiare del Diario non lasciano dubbi sulla sua autenticità. Qui sta facendo furore giacché gli spagnoli, dal loro punto di vista, lo considerano l'unico uomo che ha mantenuto fede fino all'ultimo alla sua idea e non ha cercato di scusarsi del suo operato e, pertanto, è opinione generale che sarà l'unico Diario, fra i molti scritti, che passerà alla storia».

Prosegue la lettera del primogenito del ras: «Come anche tu avrai notato, il Diario è ricco di documentazioni storiche e di colloqui importanti che gettano luce su molte cose oscure e che vanno a onore del nome del papà. Pertanto io starei pensando di raccogliere il Diario in un volume che verrebbe tradotto in quattro lingue e offerto a un tempo a una delle Case Editrici più importanti degli Stati Uniti, e se colà non fosse possibile, in Argentina». La convinzione di Franco Farinacci non fece breccia nell'animo della battagliera sorella, che affrontò una solitaria battaglia legale contro il colosso editoriale Rizzoli, uscendone, come si è detto, vincitrice, sul piano strettamente giudiziario. Sotto il profilo storico, invece, il diario farinacciano è stato, nel corso degli ultimi decenni, oggetto di una rivisitazione che ne ha posto il luce il reale valore, per la verità dei fatti che vi sono narrati.