Levi presidente Aie Selva Coddé: «Scelta per ricucire»

Stefania Vitulli

Il mandato arriva dopo un periodo ricco di eventi non felici, come la baruffa Milano-Torino, la secessione di alcuni piccoli editori e il risultato deludente di Tempo di Libri a Milano. Ma Ricardo Franco Levi, classe 1949, giornalista e politico, ha subito accettato di buona lena: è lui il candidato indicato dal consiglio generale dell'Associazione Italiana Editori per succedere come Presidente a Federico Motta. Sul suo nome voterà a giugno, ma il risultato è certo: un politico tra gli editori, una voce fuori campo tra imprenditori in costante crisi, ma si vede che di questo c'era bisogno.

Perciò Levi - ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio (governo Prodi) con delega all'editoria e autore di un disegno di legge che limitava tra l'altro lo sconto sui libri al 15%, rimasto negli annali come legge anti-Amazon si è già sbilanciato sulle sue linee-guida AIE nei prossimi due anni: presentarsi «uniti, con una sola voce» alla politica, per promuovere la lettura e (ri)unire tutti gli editori sotto il tetto di AIE, senza più divisioni. Sarà: al momento in realtà i «fuoriusciti» in seguito alla decisione di creare un Salone a Milano - non prendono posizione, appaiono disinteressati alla nomina potenziale e probabilmente se decidessero di rientrare in AIE questo dipenderebbe da altri tipi di cambiamenti di indirizzo, ben più concreti.

I grandi invece hanno più di qualcosa da dire, specie a livello di bilancio dei Saloni. A partire da Enrico Selva Coddé, amministratore delegato di Mondadori Libri, che all'ANSA dichiara che quella su Levi è «Una scelta responsabile, una figura adatta a propugnare l'unità dell'Associazione, ricucendo spaccature che in momenti così delicati è doveroso cercare di evitare». Il 30° Salone di Torino è stato un innegabile successo e però Mondadori non c'era. Legittimo chiedersi se per l'edizione 2018 farà la sua comparsa - insieme all'altro illustre assente, Gems - visto che le condizioni sembrano cambiate, che Torino ha ridotto i costi e promosso nuovi accordi, ma visto soprattutto che il risultato di Milano dà da pensare: «È evidente che questa edizione di Milano non avrebbe potuto avere date peggiori», ha precisato Selva Coddé. «E che l'organizzazione, insieme a tanti meriti, ha mostrato però deficit sugli orari di apertura, sule attività di promozione e sul coinvolgimento delle scuole». E lo stesso AD Mondadori ricorda che AIE non agisce da sola: c'è da considerare Fabbrica del Libro, cioè la società con Fiera Milano e le istituzioni. E la polemica richiesta di Nicola Lagioia sotto forma di «appello» perché almeno Einaudi sia presente al prossimo Salone trova un'altrettanto polemica risposta: «Bisognerebbe chiedersi quando sarà mai possibile riuscire a non vedere più la Mondadori rappresentata così come avviene ormai da troppo tempo, come un Moloch leviatanico, e in maniera stancamente ripetitiva, distorcendo la realtà dei fatti non si sa bene a quali fini e utilità».