«Il Libanese? La mia carriera nasce alla scuola media»

Tommaso Martinelli

Francesco Montanari,  attore lanciato dalla serie cult Romanzo criminale e prossimamente al cinema con il film Ovunque tu sarai, si racconta ad Off .

Ci racconta un episodio dei suoi inizi?

«La mia carriera nasce tra i banchi della scuola media, grazie a fratel Remigio, che nel suo programma didattico accanto all'Odissea inseriva opere teatrali come Rugantino. A questa commedia musicale sono molto legato perché in seconda media mi cimentai con il ruolo di Mastro Titta. Ero un ragazzino ma già avevo chiaro quello che avrei voluto fare: l'attore. Sapevo che nulla, più della recitazione, avrebbe potuto regalarmi stimoli».

Il primo grande successo è arrivato con la serie Romanzo criminale...

«Interpretare così a lungo il personaggio del Libanese mi ha dato grandissime soddisfazioni. Romanzo criminale ha rappresentato un tassello importante per la mia carriera essendo stato un prodotto televisivo di grandissimo successo».

C'è un personaggio che le piacerebbe interpretare in futuro?

«Vorrei misurarmi con la figura di un santo. Magari con San Tommaso d'Aquino».

Per molti suoi colleghi interpretare un personaggio di grande successo all'inizio della carriera è diventata una sorta di prigione dorata, un'etichetta difficile da togliersi di dosso...

«A me il Libanese ha dato, invece, una grande opportunità: il privilegio di poter scegliere. E questo è stato fondamentale per il proseguimento della mia carriera. Di conseguenza, quando mi riconoscono per strada come quello del Libanese, nonostante nel corso degli anni abbia fatto tante altre cose, di certo non m'infastidisce. Anzi».

Prossimamente la rivedremo al cinema nel film Ovunque tu sarai...

«Si tratta di un'opera prima del regista Roberto Capucci. Ho condiviso il set, tra gli altri, con Ricky Memphis e Primo Reggiani. Vestirò i panni di Giordano, un tifoso sfegatato della Roma. Un ruolo lontano anni luce dal sottoscritto, visto che io di calcio non ne capisco davvero nulla».

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