Al Lido in concorso solo tre film italiani: il resto è Hollywood

Piccioni, Roan Johnson e D'Anolfi-Parenti i nostri registi. Tra i divi attesi Ryan Gosling e Naomi Watts

Piano piano Alberto Barbera, il più longevo direttore della Mostra del Cinema di Venezia con un contratto in tasca fino al 2020, sta trasformando a sua immagine e somiglianza il festival di Venezia giunto alla 73a edizione (31 agosto-10 settembre). Con passo felpato, e grazie soprattutto al pragmatico presidente della Biennale Paolo Baratta, negli ultimi anni ha rimesso a posto tutte le sale al Lido arrivando ora a coprire il fatidico "buco" davanti al Casinò con l'apertura, al posto del fantomatico palazzo del cinema (troppo amianto nelle fondamenta...), di un nuovo spazio pubblico, una sorta di agorà, dove ospitare proiezioni speciali gratuite e aperte a tutti. Una piccola grande rivoluzione che porterà in questa sala da 500 posti un programma di film quasi tutti stranieri (da James Franco con In Dubious Battle al film di animazione Universal in 3D The Secret Life of Pets) perché, ha detto Barbera che avrebbe voluto ospitare un focus nazionale, gli italiani non ci hanno creduto. Fanno eccezione Gabriele Muccino che in questo modo porta il suo L'estate addosso nella selezione ufficiale di Venezia, Michele Santoro - sì proprio lui - che ha diretto il doc Robinù su Scampia e Francesco Carrozzini che ha girato Franca: Chaos and Creation proprio su Franca Sozzani e il glamour di Vogue.

Già da questi titoli si può capire come le scelte di Barbera siano eterogenee e spesso sorprendenti (il direttore ha ricevuto come velata minaccia, forse da un escluso, una busta con sei profilattici al posto dei proiettili...). Così anche la pattuglia italiana in concorso passa dalla solidità di un cineasta come Giuseppe Piccioni che con Questi giorni torna a lavorare con Margherita Buy, alla sorpresa quasi inedita di una commedia come Piuma dell'apparentemente scanzonato regista cresciuto a Pisa Roan Johnson. In mezzo un film peculiare come Spira mirabilis dei milanesi Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, un documentario di creazione, dice il direttore, "a bassissimo costo, ambientato in Giappone, in Colorado tra i Navajos e a Milano, una riflessione sul senso della vita attraverso i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco". E se fuori concorso troviamo la serie tv di Paolo Sorrentino The Young Pope con Jude Law accanto a Tommaso, opera seconda di Kim Rossi Stuart, nel concorso della sezione più "sperimentale" Orizzonti c'è invece Liberami di Federica Di Giacomo sugli esorcismi siciliani e Il più grande sogno di Michele Vannucci.

Ma la direzione di Barbera è riuscita anche nell'impresa di riavvicinare le Major a Venezia che ora è sempre più vicina a Hollywood e agli Oscar (come non ricordare i successi di Gravity di Cuarón e Birdman di Iñárritu?). Ecco la scelta del film di apertura, anche in concorso, di Damien Chazelle (tre Oscar per Whiplash) La La Land, un musical con Ryan Gosling e Emma Stone, e poi lo stilista Tom Ford che torna al cinema con Nocturnal Animals con Jake Gyllenhaal e Amy Adams, oppure Derek Cianfrance che in The Light Between Oceans dirige Michael Fassbender e Rachel Weisz, mentre Denis Villeneuve in Arrival lavora con Amy Adams e Forest Whitaker fino alla fantascienza dispotica di The Bad Batch di Ana Lily Amirpour con Keanu Reeves e Jim Carrey. Tutti divi attesi al Lido proprio come Mel Gibson che porta fuori concorso il suo nuovo Hacksaw Ridge con Andrew Garfield oppure Philippe Falardeau che dirige in The Bleeder la coppia anche nella vita di Liev Schreiber e Naomi Watts. Senza dimenticare il film di chiusura di Antoine Fuqua, remake di I magnifici sette con Denzel Washington, oppure Brimstone di Martin Koolhoven che sembra un altro western statunitense - le star sono Dakota Fanning e Guy Pearce - ma è stato tutto girato nel vecchio continente. In concorso c'è anche lo stagionato Emir Kusturica, regista e interprete con Monica Bellucci di On the Milky Road, insieme a uno dei più grandi cineasti contemporanei: Pablo Larraín che arriva al Lido con Jackie in cui Natalie Portman interpreta Jacqueline Kennedy nei quattro giorni successivi all'assassinio di JFK.

Se poi aggiungiamo i film in concorso dei registi amati dai festivalieri, come Amat Escalante, Lav Diaz (solo 226 minuti...), Terrence Malick, Francois Ozon e Win Wenders in 3D, il programma di Venezia73 sembra già vincente. E non solo sulla carta.