Lindbergh e The Cal. L'arte di uno scatto

Per il grande fotografo è la quarta collaborazione con Pirelli: firmerà l'edizione 2017

Non è necessario essere obiettivi per dire che Lindbergh è arte. Ho scritto apposta obiettivi perché Peter Lindbergh, tedesco di Slesia, dunque di origini polacche, usa la macchina fotografica per mostrare e dimostrare al mondo quello che l'occhio non mette a fuoco del tutto. Lindbergh lo sa fare, da sempre, avendo oggi anni settantadue continua a scattare e gli riesce come fosse un giovane eccitato. Arriva il calendario Pirelli, roba buona da collezionisti di ogni tipo, privilegiati perché non lo troverete sui finestrini di un'auto articolato e nemmeno al muro di una officina là dove campeggiano nudi provocanti ma anche eccessivi. Qua, come detto, trattasi di arte, il bianco e il nero sono colori forti esprimono umori ed amori, sentimenti e sensazioni.

Agli amanti del genere non sarà sfuggita, dico alla loro memoria, il calendario uscito nel duemila e nove in Francia, con i più bei muscoli dei rugbisti di ogni dove, compresi i nostri validi atleti azzurri della palla ovale. Lindbergh confezionò ritratti tra l'erotico e il porno, erano tali non per chi li aveva lavorati ma per chi li osservava o sbirciava, quel calendario «des Dieux» degli Dei, servì a celebrare l'evento di una vittoria di un club francese ma si trasformò in un manifesto con molte adesioni soprattutto nel mondo fascinoso omo. Ora Lindbergh si ripresenta ai nastri, Pirelli lo ha chiamato, anzi richiamato essendo stato sul fronte per altre tre edizioni del The Cal, come viene comunemente nomata la preziosissima agenda annuale, e lui reduce, da una Naomi, una Linda o una Natassja, dunque roba buonissima, propone meravigliosi nuovi fotogrammi, istantanee che sono invece eterne, durano più dello spazio di un mattino e di uno scatto, sono femmine e donne che superano l'anno solare e restano nella memoria non soltanto cartacea, statue vive. Lindbergh vive tra Parigi e New York, si può dire che rispetto alla terra di origine e poi di successivo nutrimento, cioè la Polonia da neonato, Duisburg e la Germania da adolescente, ha scoperto l'America e, con lei, il parco di divertimento francese e parigino, la moda, lo spettacolo ma tutto questo ben di Dio ha soprattutto scoperto lui e la sua classe, la sua sensibilità, l'arte di un clic silenzioso ma decisivo, l'impronta del maestro.

La fotografia non ha bisogno di essere raccontata, «È» e basta, Lindbergh ha il privilegio, come i suoi sodali, di vedere prima, in esclusiva, come dal buco della serratura ma dal mirino dell'apparecchio, quello che poi tutti noi scopriamo, quasi stupiti, impresso su un foglio lucido, su una carta ruvida, un miracolo pluricentenario che resiste a qualunque tentativo di sorpasso o annullamento. Così il calendario Pirelli, con l'articolo determinativo maiuscolo per ribadire la diversità e la differenza di qualità e di quantità, dagli anni del boom a oggi, ha attraversato la crisi e anche la sospensione dell'uscita, per riprendere il viaggio tra i continenti, tenendo come scalo di decollo gli Stati Uniti. Ma sempre con l'insegna della stessa ditta, Pirelli, attorno alla quale ruota (si può scrivere senza essere originali?) il mondo della fotografia artistica, quasi un binomio imprevedibile e improbabile ma che, grazie ai maestri della fotografia, è diventata una icona irrinunciabile, un'attesa dell'evento che c'è nella sua sostanza ma soprattutto nella sua forma. The Cal finirà nelle dimore di vip e collezionisti, non è in vendita anche se parte del ricavato dell'impresa va in beneficenza. È una magia anche questa, un calendario-libro. C'è un mondo che non lo appende ma a lui è appeso.