L'ingegno della «fuga»

Apostolo autorevolissimo e scomodo della musica a lui contemporanea (da Berg a Xenakis), il berlinese Hermann Scherchen morì 50 anni fa a Firenze, mentre dirigeva l'Orfeide del dimenticato G. F. Malipiero. Negli ultimi anni di vita aveva approntato una sua versione orchestrale dell'Arte della fuga, la raccolta di contrappunti (fughe) e canoni che J. S. Bach lasciò incompiuta alla battuta 239 della fuga a tre soggetti e senza indicazione strumentale. «Con quest'opera ha inizio la vera esistenza della musica», proclamava Scherchen. Eseguire la sua versione, austera e gotica, è di per sé un sigillo di eccellenza culturale e artistica, un merito non da poco dell'Orchestra da camera di Padova e del Veneto e del suo direttore Marco Angius.