L'ironia pungente di Simonetta rivive nel figlio Luca Sandri

Può accadere, specie in Italia, che letterati d'ingegno fecondo si ritrovino a dover scontare, da morti, la pena dell'oblio immeritato. Così è successo anche a Umberto Simonetta, scrittore umorista tra i più originali del secondo Novecento italiano, scomparso vent'anni fa (il 25 agosto 1998). Certo, rimangono nella memoria i brani scritti con Giorgio Gaber La ballata del Cerutti e Trani a gogò, Non arrossire e Le nostre serate: tutti testi suoi, tutte pietre miliari della canzone. E nemmeno si può negare che il suo Mi voleva Strehler, interpretato da Maurizio Micheli, sia divenuto un evergreen teatrale. Il punto però è un altro: Simonetta va ricordato come intellettuale a tutto tondo, capace di muoversi con speditezza fra romanzi e racconti brevi, articoli di giornale e drammaturgie. Artefice di storie «non tanto regolari», per citare uno dei suoi titoli.

Una delle «irregolarità» del suo curriculum è Ne ho mangiata troppa, in cartellone a Milano al Teatro Delfino, da oggi fino al 7 maggio. Scritta in tandem con Luca Sandri figlio adottivo, nonché collaboratore prediletto la pièce è un monologo comico dai toni sferzanti. Protagonista lo stesso Sandri, attore dalle corde brillanti, con alle spalle ruspanti caratterizzazioni televisive nelle sitcom Nonno Felice e I cinque del quinto piano.

La trama ruota attorno a un impiegato, tal Fabio Angeletti; un travetto qualunque, autoconvintosi di avere potenzialità letterarie enormi, adirato col resto del mondo colpevole di non riconoscerne le evidenti qualità. Angeletti si decide a fare sul serio: se l'editore al quale ha consegnato il proprio manoscritto non gli fornirà una risposta positiva entro un tot di tempo, si ammazzerà con una pistola. L'uomo parla a lungo fra sé e sé. La fantasia lo spinge poi a figurarsi un incontro con Umberto Eco. I malumori di questo eccentrico personaggio si fregiano di una colonna sonora firmata nientemeno che da Gaber, a titolo gratuito. La pièce risale al '94, a un'epoca meno egolatrica rispetto a oggi ma già orientata verso la china del narcisismo, e questo Simonetta lo avvertì in fretta.

Ironico in un Paese di non ironici, condivide con illustri colleghi del calibro di Achille Campanile e Ennio Flaiano la sorte di non venire mai compreso fino in fondo. Quantomeno, può dire di trovarsi in ottima compagnia.

Commenti

Martinico

Gio, 04/05/2017 - 11:14

Mi è sempre stato simpatico. Spero di vederlo ancora in tante altre occasioni.

duca di sciabbica

Gio, 04/05/2017 - 16:08

e ci vedeva anche lontano, come tutti i grandi cinici. "I viaggiatori della sera" ne è la prova