"L'ispettore Coliandro piace perché non è un buonista"

L'attore ancora nei panni del poliziotto antieroe di Raidue «È più maturo, ma sempre con un linguaggio attuale»

Torna l'Ispettore Coliandro, il poliziotto antieroe ideato da Carlo Lucarelli, un po' pasticcione, involontariamente comico, testardo ma generoso. Giampaolo Morelli, 43 anni a novembre, occhi verdi, sguardo buono, dal 2006 - facendo però mille altre cose al cinema, in tv, al teatro oltre a due romanzi pubblicati - presta volto e corpo al poliziotto più simpatico della tv. Le nuove sei puntate da 100 minuti, in pratica dei film, dirette sempre dai fratelli Manetti e ambientate a Bologna, andranno in onda dal 13 ottobre su Raidue in prima serata mentre oggi in anteprima sul sito Rai Play sarà disponibile la prima puntata.

L'Ispettore Coliandro è diventato uno dei personaggi televisivi più amati, un tempo si sarebbe detto con l'indice di gradimento più alto, qual è il suo segreto?

«Credo che sia per il fatto che prima di essere visto come un poliziotto è un uomo. Con le sue debolezze e difficoltà. Le forze dell'ordine impazziscono per lui: un sindacato di polizia gli ha dato un premio come poliziotto più verosimile».

Più verosimile?

«Eh lo so sembra un paradosso. Ma in realtà Coliandro rispecchia i nostri tempi: vorrebbe essere un Serpico ma poi si imbarazza sempre. Coliandro è antisocial in questo senso, in una società in cui le vite o i lavori vengono esaltati, lui racconta l'altra faccia della professione. Quella in cui magari ti trovi da solo la sera a casa a mangiare la pizza surgelata».

Dopo tanti anni com'è cambiato il personaggio?

«Certamente è invecchiato, è più maturo. Ma continua ad avere un linguaggio attuale. Dà voce a pensieri politicamente non corretti perché lui non nasconde di avere dei pregiudizi».

È appena uscito in sala il film di cui è protagonista, Ammore e malavita, sempre diretto dai Manetti Bros. Com'è il rapporto con loro?

«Oltre a Coliandro abbiamo fatto nel 2005 il film Piano 17. Poi tre anni fa abbiamo sviluppato per Song'e Napule l'idea che avevo di un poliziotto che si infiltrava in una band neomelodica per sgominare i malavitosi. I Manetti sono bravissimi a mettere in scena i personaggi senza mai giudicarli».

Ammore e malavita, un musical atipico e molto divertente, ha avuto un successo trasversale di critiche quando è stato presentato in concorso all'ultimo festival di Venezia, se lo aspettava?

«In verità non me lo sono proprio chiesto. Quando scelgo i film, l'unica cosa che mi chiedo è se un film che andrei a rivedere al cinema. Anche se, a differenza di quando ero giovane, tendo a non rivedermi. Solo Coliandro fa eccezione perché mi diverto a fare le dirette sui social e a commentare con i fan».

Com'è stato dover cantare?

«Molto complesso perché si trattava di cantare da personaggio. Qui le canzoni danno delle informazioni a differenza del musical classico che non mi è mai piaciuto, anzi mi annoia».

Lei ha lasciato la sua Napoli per andare a vivere a Roma e fare l'attore.

«Un tempo Napoli era molto più distante, in tutti i sensi. Ma ora è in un grande fermento culturale e forse oggi non l'avrei dovuta abbandonare per lavoro».

Molti se la prendono con Gomorra dicendo che Napoli non è solo questo.

«Non sono d'accordo con chi dice che vengono esaltati i malavitosi. Noi facciamo gli attori e raccontiamo delle storie».

Qual è il cinema che le piace?

«Il cinema americano degli anni '80 che osava sui personaggi, penso a Ritorno al futuro e a Rocky. Invece sembra che devi sempre stare a parlare di Fellini e di Antonioni».

Il cinema di genere che lei frequenta, è la via giusta per arrivare al pubblico?

«L'importante è riuscire a intrattenere bene gli spettatori. Quello che a me piace è sorprendere il pubblico. Per questo sto scrivendo una strana commedia che racconta la parte sentimentale in modo diverso».

E la dirigerà, così come ha già fatto per un cortometraggio?

«Chissà, in effetti potrei fare il regista solo per storie che sento mie. Altrimenti preferisco fare l'attore».

In questi giorni sta girando A casa tutto bene il nuovo film corale e tutto italiano di Gabriele Muccino.

«Non posso anticipare molto. Stiamo girando in questo posto strepitoso che è Ischia. Posso solo dire che sarà un film di Muccino al cento per cento».