L'Italia punta sui Taviani Ma basta per vincere l'Oscar?

164 anni in due. Vedrete, qualcuno ci scherzerà sopra, alimentando così lo pseudo problema della gerontocrazia italiana. Mentre bisognerebbe appuntare una medaglia al merito ai nove membri della commissione dell'Anica che, a rappresentare il cinema italiano alla selezione del Premio Oscar per il miglior film in lingua straniera, hanno scelto Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani, i due fratelli da San Miniato - considerati un'entità sola (anche su Wikipedia) - freschi di compleanno: il primo 81 anni l'8 novembre e il secondo 83 appena compiuti. La pellicola, espressione del cosiddetto «cinema del reale» perché ambientata nel teatro del penitenziario romano di Rebibbia con un gruppo di detenuti, capitanati dall'ergastolano Cosimo Rega, alle prese con la rappresentazione - tra finzione e realtà - del Giulio Cesare di Shakespeare, ha messo d'accordo Angelo Barbagallo, Nicola Borrelli, Francesco Bruni, Martha Capello, Lionello Cerri, Valerio De Paolis, Piera Detassis, Fulvio Lucisano e Paolo Mereghetti che nella riunione di ieri mattina l'hanno preferita agli altri film candidati dai rispettivi produttori: Bella addormentata di Marco Bellocchio, Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati, Diaz di Daniele Vicari, È stato il figlio di Daniele Ciprì, Gli equilibristi di Ivano De Matteo, La-Bas - Educazione criminale di Guido Lombardi, Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek, Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone e Reality di Matteo Garrone. E proprio quest'ultimo titolo risulta al Giornale essere stato l'unico ad avere avuto qualche chance in più degli altri. Anche se, già alla prima votazione, Cesare deve morire - prodotto da Grazia Volpi con Rai Cinema, il Mibac, la Regione Lazio e distribuito in sala dalla Sacher film di Nanni Moretti con un incasso di più di 700mila Euro e ora in dvd Cecchi Gori - era stato «nominato» da tutti i membri della commissione nella prima rosa. Mentre poi, alla fine, dopo l'ultima discussione, ha quasi ottenuto l'unanimità con otto voti su nove. Uno solo è andato a Reality che esce domani nelle sale. E neanche questa coincidenza ha fatto sì che la commissione distogliesse lo sguardo dal film che ha ritenuto più adatto per gli Oscar, sia per le oggettive qualità artistiche ma anche considerando l'Orso d'Oro all'ultimo festival di Berlino - non succedeva dal 1991 - e il giudizio positivo pressoché unanime della stampa straniera. Certo la strada per la serata degli Oscar - il 24 febbraio - è notevolmente in salita con la preselezione dei nove titoli prima dell'annuncio - il 10 gennaio - della cinquina definitiva a cui il nostro paese non prende parte dal 2006, l'anno del film di Cristina Comencini La bestia nel cuore, mentre l'ultima statuetta vinta è stata quella di Roberto Benigni con La vita è bella.
Anche stavolta la concorrenza sarà durissima con film premiatissimi come Amour di Michael Haneke (Austria), Children of Sarajevo di Aida Begic (Bosnia-Herzegovina), Barbara di Christian Petzold (Germania), Beyond the Hills di Cristian Mungiu (Romania), Sister di Ursula Meier (Svizzera), Fill the Void di Rama Burshtein (Israele), Pieta di Kim Ki-duk (Corea del Sud), Per non parlare del candidato francese, Quasi amici di Olivier Nakache e Eric Toledano che, oltre al grande successo di pubblico in giro per il mondo, in America avrà l'appoggio della Weinstein Company, un vero e proprio passaporto per gli Oscar. Ma, a questo proposito, Paolo e Vittorio Taviani si stanno già dando da fare e proprio in queste ore sono partiti per la 50esima edizione del festival di New York per la proiezione, dopodomani, di Cesare Must Die distribuito negli Stati Uniti da Adopt Films. E i due fratelli, come sempre all'unisono, dall'aereo hanno così salutato: «Ci stiamo imbarcando per New York e la notizia che ci ha raggiunto è davvero un bel buon viaggio. Il gioco è appena cominciato».