"Con look e canzoni battiamo i pregiudizi"

La band chiude il tour dopo 66 concerti "sold ouT". "Dopo X Factor qualcuno pensava fossimo meteore"

Se una band di (appena) ventenni chiede al proprio pubblico di «togliere tutti i telefoni» vuol dire che ha una marcia in più. Concerto al Carroponte di Milano sabato 14 settembre, ossia la fine di un tour con 66 date tutte esaurite e oltre 140mila spettatori: «Li dovete togliere perché la musica va vissuta, dovete tornare a casa più stanchi di noi», ha chiesto (implorato) il cantante Damiano che, tra l'altro, è un sex symbol del nuovo pop, uno dei pochi che riescano a uscire dal conformismo di una generazione che si accontenta di stories e selfie. I Maneskin (in danese «chiaro di luna») sono anche altro. Come quasi sempre accade, le band che hanno carattere creano confusione, pregiudizi e, insomma, sparigliano le carte. Specialmente loro, che non hanno un genere musicale di ancoraggio ma sono così fluidi che ogni loro «singolo» ha una declinazione diversa e prende ispirazione da stili lontani. Ad esempio, il nuovo Le parole lontane ha un'atmosfera folk che l'utilizzo del «dobro», la chitarra resofonica che si ascolta subito e accompagna i primi versi «come l'aria mi respirerai...». Dopo la partecipazione a X Factor nel 2017, dove sono arrivati secondi ma hanno di fatto vinto l'edizione, questi quattro romani (Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan) sono esplosi in tempo reale intercettando sia le platee musicali che quelle glamour. Merito, ovviamente, del cantante Damiano David, sensuale e imprevedibile. La voce c'è, e il talento nella scrittura pure, ma senza dubbio la sua innata carica erotica lo ha sdoganato anche presso un pubblico al quale magari i Maneskin manco pensavano. Per capirci senza usare giri di parole, a Damiano chiedono autografi sia le figlie che le mamme, più o meno come accade alle popstar che convincono generazioni diverse. In ogni caso, al termine di un giro di concerti che vale quantomeno come un diploma, adesso sta per aprirsi un'altra fase. «Siamo più soddisfatti che stanchi, a dirla tutta», spiegano loro che parlano tutti insieme, non si tirano indietro, mettono anche nelle interviste lo spirito tipico delle band di una volta, ossia la condivisione. Così.

Dopotutto la band è come un matrimonio.

Victoria: «In effetti siamo una vera e propria famiglia, abbiamo imparato a capire le nostre rispettive abitudini e magari a farle proprie. La convivenza aiuta a conoscere anche i difetti degli altri, è un processo lento ma in fondo bello da scoprire».

Ormai le band sono sempre più rare.

Thomas: «Quando ci siamo incontrati e abbiamo formato una band, passavamo tutto il tempo in sala prove, suonavamo e improvvisavamo e scherzavamo. La nostra vita era lì».

Poi i Maneskin sono arrivati a X Factor sotto la guida di Manuel Agnelli.

Damiano: «A riguardarci indietro, abbiamo fatto tutto con la giusta dose di razionalità, ma il progetto non è nato razionalmente. È nato per passione e per il piacere di suonare insieme».

Brano dopo brano, Damiano ha dimostrato di avere stile nella scrittura dei testi.

Damiano: «Ogni volta mi convinco che non sono io che vado dalla scrittura, ma lei che viene da me».

Addirittura?

Damiano: «Può sembrare esagerato, ma mi rendo conto che per me scrivere è praticamente un processo inconscio. Anche quando sono in mezzo alla gente, magari in situazioni incasinate, ho un momento nel quale mi si fissa una frase oppure un concetto in mente e me lo devo appuntare. In quei momenti capisco che è stato il bisogno di scrivere a raggiungermi, non io a cercarlo».

Nel pop talvolta i testi non sono particolarmente raffinati (eufemismo).

Damiano: «La musica è di tanti tipi, c'è anche quella semplice e impersonale».

Il filo conduttore del vostro disco Il ballo della vita è Marlena. La citate spesso nei vostri testi e anche in questo ultimo singolo Le parole lontane.

Damiano: «Marlena è stata percepita subito bene dal pubblico, anzi meglio di quanto ci aspettassimo. È l'attrice principale del nostro concept».

Nel vostro «concept» c'è anche il look, che disorienta e sorprende.

Victoria: «Cerchiamo di mettere anche in musica il bisogno di abbattere i limiti di genere. Non c'è più la stessa differenza che c'era prima tra look maschili e femminili. E noi siamo orgogliosi di contribuire con le nostre canzoni a determinare questo costume».

E adesso? Andrete in vacanza?

In coro (ridendo): «I super eroi non vanno mai in vacanza».