Un «Lucio Silla» rispettoso ma moderno

La difficile opera settecentesca trova una veste nuova grazie a Mark Minkowski

Lucio Silla , dramma per musica di Giovani De Gamerra, posto in musica da Mozart, era depositato nella memoria di ascoltatore come un'opera monotona. Trent'anni fa ascoltammo la prima ripresa moderna alla Scala della terza opera scritta da Mozart per il Teatro Ducale di Milano, in un'allora lodatissima messa in scena di Patrice Chéreau. Oggi quell'impressione si è completamente rovesciata, forse grazie al lavoro di snellimento (tagli) prestabilito dal direttore d'orchestra, Mark Minkowski, a cui la direzione della Scala ha felicemente affidato la guida dello spettacolo. I tempi vigorosi e spediti di Minkowski e la preparazione complessiva della valorosa compagnia di canto, alle prese -è bene ricordarlo- con una scrittura vocale fra le più impervie di tutto il teatro mozartiano, sono stati fattori decisivi per l'esito positivo della serata. Il pubblico alle prese con un'opera poco nota, è rimasto attento dall'inizio alla fine: cosa non proprio facile quando si parla di opera seria settecentesca con la sua interminabile liturgia di recitativi e arie. Minkowski ha sostenuto i cantanti con tempi stringati, senza dimenticare di sottolineare adeguatamente quell'aura eroico-funebre che soffia nelle scene sepolcrali. Rilievo orchestrale pertinente: al sedicenne Mozart non mancava certo la materia musicale: ce n'è per una mezza dozzina di sinfonie. Spettacolo elegante, senza voli o cadute di gusto. Costumi nell'epoca della composizione e scene classicistiche di Antoine Fontaine (già scenografo del capolavoro di Roland Joffé, Vatel ). Entro questa cornice il regista Marshall Pinchowski ha mosso adeguatamente i cinque personaggi, ricorrendo all'inserimento di ballerini nelle scene corali. Ringraziamento di gruppo al quartetto femminile (Lenneke Ruiten, Marianne Crebassa, Inga Kalna, Giulia Semenzato) e alla selvatica veemenza del tiranno Silla, Kresimir Spicer.