L'universo favolistico di Ziliotto

Un'ode al mondo onirico nei bizzarri scatti del fotografo padovano

Emanuele Ricucci

La quotidianità stanca. La posa plastica, anche. Scordatevi il ritratto d'autore, il bianco e nero mosso, il viso aggraziato, lo sguardo nel cielo a suggerire profondità di pensiero. In sottofondo non sentirete i suoni di Ludovico Einaudi, piuttosto è consigliabile mettere un bel cd dei Prodigy, eterni signori dell'elettronica anni '90. La realtà provoca, stuzzica, e davanti all'obiettivo c'è la strafottenza dei ruoli invertiti, delle regole capovolte, dell'eversione fotografica. C'è l'ode al mondo onirico, filmico, a Alice nel paese delle meraviglie e alle atmosfere di Tim Burton; c'è la rotonda e colorata interpretazione delle cose di Botero e, soprattutto, c'è il Pop Surrealism, alla Ron English maniera. Ci sono seni al vento, donne barbute, con teste di coniglio, tatuate e nude, a fissare un teschio dorato, interrogando la propria coscienza -; c'è erotismo underground, meno banale dell'ammiccamento, ci sono uomini dalla testa di cavallo, di maiale. C'è la nostalgia incurabile ed inquieta dell'ambrotipia un antico metodo per la realizzazione di immagini su lastre di vetro sperimentato per la prima volta dalla seconda metà dell'800 -, con i volti, gli sguardi fermi nel tempo, in bianco e nero. Inquietudine retrò. C'è la modernità, la sperimentazione e la ricerca dell'antico nella fotografia di Dennis Ziliotto, fotografo padovano, di Monselice, che attraversa la realtà parlando della vita, dei rapporti, dell'amore, della metamorfosi che ogni uomo compie in una metafora favolistica: «Le mie opere sono un insieme di fantasia e personaggi bizzarri, stanchi di camminare attraverso i loro giorni invariati, giorno dopo giorno».