La lussuosa Venezia diventa oscura

Tra giallo e costume, Boralevi racconta una storia ad alta tensione

«Ho questa tendenza a raccontarmi favole, a vedere le cose come non sono ma come invece mi piacerebbe che fossero. Per esempio, ora c'è un uomo meraviglioso, italiano, bruno, che mi aspetta con un gran mazzo di fiori e le braccia spalancate. Sarebbe il minimo che Venezia potrebbe fare per me. Ma non sembra che ci sia nessun uomo lì pronto per me». C'è invece un bestseller, pronto per la conduttrice tv, blogger, scrittrice ed esperta di universo femminile Antonella Boralevi. Si intitola La bambina nel buio (Baldini+Castoldi, pagg. 592, euro 20), ha nientemeno che l'endorsement di Maurizio De Giovanni e si propone come «il primo thriller al femminile». Risultato: a pochi giorni dall'uscita è finito in classifica e ci è rimasto per settimane. Il segreto è forse in seicento pagine che tengono incollati fino alla fine ma sorprendono davvero perché la soluzione è nell'inizio. O nel coraggio dell'autrice nell'affrontare l'ultimo tabù - così sviscerato dalla cronaca e dal cinema e così poco dai romanzi - ovvero come fare del male definitivo a chi amiamo o crediamo di amare, come ritrovarsi criminali senza aver dubitato di sé nemmeno per un attimo allo specchio, una mattina. O in quell'altra protagonista, femmina senza dubbio, che fa da sfondo ad ogni pagina: Venezia e dintorni.

Il noir si apre con una festa a metà degli anni Ottanta in una villa del trevigiano, una villa oltremisura, in cui l'undicenne Moreschina - schiena diritta, vestitino azzurro, inchini disciplinati dalla danza - pensa al suo bel papà mentre sorride all'uomo nero che scatta flash di continuo. E continua con una tragedia, che precipita il lettore in un'angoscia ipnotica e ammaliante, un oscuro valzer della finzione in cui gli anni passano, i protagonisti cambiano e per qualche pagina, presi dal giro di danza delle vite familiari, delle coppie scoppiate e del tessuto sociale così ben ricostruiti dalla Boralevi, si smette persino di cercare la soluzione al giallo.

Siamo inclini a pensare però che gran parte del successo del libro sia dovuto a un voyeurismo giustificatissimo verso quell'ambiente alto borghese e pure aristocratico in cui si svolge la vicenda di Moreschina, della giovane inglese Emma Thorpe, cui appartengono le parole che citavamo all'inizio, del severo conte Briani che la ospita e persino dell'immancabile commissario siciliano che si occupa di indagare tra le calli. Boralevi pare conoscere bene atteggiamenti, usi e brand di questa high society veneta - dalla sua esplosione di benessere anni '80 a oggi - e con eleganza dissemina vezzi, vizi e indizi in egual misura, facendo di questa storia insieme un bel noir e un dettagliato pezzo di costume.

SVit