Madonna blocca lettera di Tupac

All'asta la missiva in cui il rapper lascia la star perché è bianca

Antonio Lodetti

Si presentarono mano nella mano ai Soul Train Awards del 1993. Erano una strana coppia Madonna e il duro rapper Tupac Shakur e fecero molto parlare. Poi Tupac lasciò la popstar perché il suo pubblico non poteva sopportare che il re nero della strada avesse una fidanzata bianca. Se questo non è razzismo al contrario! Perché se ne riparla dopo oltre vent'anni? Perché madonna ha chiesto di bloccare l'asta newyorchese in cui viene battuta la lettera con cui Tupac Shakur l'ha mollata. La missiva dice testualmente che la storia non poteva continuare perché una donna bianca avrebbe potuto mettere a rischio la sua carriera. «Se mi vedessero con te - scrive Tupac nel gennaio 1995, mentre era in carcere con l'accusa di violenza sessuale - deluderei metà delle persone che mi hanno reso quello che sono, non avevo intenzione di farti del male». Queste parole testimoniano quanto sia intransigente e orgoglioso della sua razza il popolo del rap. nessuno però ha mai gridato al razzismo in questo caso di discriminazione. Tupac fu poi assassinato a colpi di pistola, pochi mesi dopo la lettera (settembre 1996) a soli 25 anni, a Las Vegas mentre era alla guida della sua macchina. Madonna se l'era presa al tempo della scrittura della lettera, ma oggi non sopporta che venga battuta all'asta per collezionisti «Gotta Have It Collectibles» e ha chiesto un provvedimento temporaneo restrittivo per bloccare la vendita. La volubile cantante ha parecchi scheletri nell'armadio e, oltre alla lettera di Tupac, vorrebbe bloccare altri oggetti, dichiarando di non sapere che non fossero più in suo possesso. Soprattutto un biglietto in cui definisce «orribilmente mediocri» Whitney Houston e Sharon Stone, un paio di mutandine, una spazzola er alcune foto private. Gli oggetti sono stati portati all'asta da Darlene Lutz, ex amica e consulente d'arte di Madonna. La cantante ha detto su di lei: «Ha tradito la mia fiducia in uno scandaloso tentativo di ottenere gli oggetti senza il mio consenso».