Morricone a colpi di note riconquista il Far West

Mezzo secolo dopo Per qualche dollaro in più il premio Oscar compone una colonna sonora per un film "di frontiera". A conferma che il genere sta ancora bene

«Ogni pistola ha la sua voce e questa la conosco», diceva Clint Eastwood dopo aver ascoltato Tuco (Eli Wallach) sparare ne Il buono il brutto il cattivo del 1966. La colonna sonora, ricordate?, era di Ennio Morricone ed è diventata addirittura più famosa del film. Un simbolo. Se il western è riuscito a resistere nell'immaginario collettivo e hollywoodiano molto dipende anche da quel motivo principale, che somigliava all'ululato del coyote e dava l'idea giusta: solitudine, sabbia, cinismo. Bene, ora Morricone torna a comporre per un film western. Mezzo secolo dopo Per qualche dollaro in più .

A 87 anni.

Glielo ha chiesto Quentin Tarantino, e non è una notizia nuova, visto che lui stesso lo ha annunciato al Comic Con di San Diego, violando probabilmente ogni tipo di riservatezza prevista dalla produzone. Ma, si sa, Tarantino è così, prendere o lasciare. Il film si intitolerà The hateful eight , letteralmente Gli odiosi otto , e nel cast raccoglie già Kurt Russell, Tim Roth, Samuel L. Jackson, Bruce Dern e Jennifer Jason Leigh. L'ambientazione rimanda direttamente a Il buono il brutto il cattivo , non a caso considerato da Tarantino uno dei migliori film di tutti i tempi: la Guerra di Secessione, vera palestra del western cinematografico. E autentico motore ispirativo per Tarantino, uno dei pochi registi capace di dare spessore quasi poetico alle peggiori abiezioni umane. E forse proprio questa sua forza creativa ha convinto Ennio Morricone ad accettare la proposta di scrivere di nuovo la colonna sonora di un film western. Oltretutto, non era proprio in buoni rapporti con lo scapestrato Quintin, colpevole di aver utilizzato le musiche del maestro in Bastardi senza gloria e Django unchained forse senza chiedergli il permesso e comunque facendolo arrabbiare a sufficienza. Però ora capitolo nuovo.

Tout se tient.

E il western riveduto e corretto potrebbe attraversare nuovamente una fase vitale perché sono sempre i tempi che dettano l'agenda cinematografica. Il western funzionò tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta proprio perché la sanguinosa incertezza di quel periodo favoriva il gradimento del pubblico. Il panorama politico, e non solo, era decisamente spaccato in due. I buoni da una parte. I cattivi dall'altra. E non importa che poi revisioni, analisi e ripensamenti abbiano modificato gli assetti. Sentenza (ossia Lee Van Cleef sempre da Il buono il brutto il cattivo ) era decisamente un modello nel quale non riconoscersi e come tale era presentato da Sergio Leone. Era una catarsi delle sensazioni dell'uomo della strada, che poteva additarlo come esempio negativo e magari confrontarlo con quelli che, giorno dopo giorno, doveva affrontare nella vita quotidiana.

E così vale per tutti, o quasi, i western più famosi, da quelli con una sceneggiatura più semplice come quelli con John Wayne fino ai film diretti da Sam Peckimpah, magistrale ne Il mucchio selvaggio del 1969. Autentici capolavori. Poi i tempi sono cambiati, i contorni sono diventati pian piano sempre più sfumati finché è stata l'ideologia politica a fissarne nuovamente i confini anche sui set cinematografici. Ora, tramontata la muraglia cinese dell'ideologia, ritornano gli assetti primitivi, dettati dalla partecipazione emotiva, dalle sfumature dei personaggi, dalla profondità delle storie come da migliaia di anni insegnano tutti i grandi drammaturgi. E non c'è nulla di più stimolante della palestra western per allenare sensazioni e scatenare reazioni. Tarantino lo sa. E sa che il miglior modo per sublimare la reazione del pubblico è sempre la musica. Anche al cinema.

Perciò ha chiesto a un maestro premio Oscar di comporre la colonna sonora di quello che potrebbe rivelarsi uno dei film più sorprendenti dell'anno, cupo e tonitruante e volgare ma probabilmente uno dei prossimi candidati a qualche statuetta dell'Academy. Tout se tient. E, se vi guardate intorno, scoprirete che la sensazione di vivere in un Far West senza regole è comune a molti nelle grandi metropoli di tutto il mondo. Quelle che consacrano il successo di un film. Oppure addirittura il ritorno di un genere dato per defunto.