Mafia e mandolino, l'arrivo di Netflix è il ritorno dei luoghi comuni

Il portale online ha intenzione di presentarsi al pubblico italiano con Mafia Capitale, una decina di puntate che vogliono raccontare al pubblico planetario l'accozzaglia di tangenti e intrallazzi che da mesi sconvolge Roma

Grandi manovre in vista. Arriva Netflix, lo spauracchio dei colossi tv perché è digitale ma non è televisivo, nel senso che trasmette solo online, senza tg o abbonamenti immodificabili. Nel mondo Netflix ha oltre 60 milioni di utenti e in autunno sarà operativa qui da noi e ha garantito neutralità negli equilibri tv in massiccio e silenzioso assestamento. Nessun confronto frontale. E nessuna produzione locale già in programma.

In realtà, come ha rivelato al Fatto il presidente di Cattleya Riccardo Tozzi (il deus ex machina del Gomorra tv), Netflix ha intenzione di presentarsi al pubblico italiano con Mafia Capitale, una decina di puntate (budget intorno ai 20 milioni di euro) che vogliono raccontare al pubblico planetario l'accozzaglia di tangenti e intrallazzi che da mesi sconvolge Roma, la giunta Marino e tutto il cucuzzaro. Che dia fastidio a Sky e Mediaset è da verificare.

Ma è uno stratagemma simile a quello che Netflix ha sfruttato in Francia con Marseille, serie griffata da Gerard Depardieu. Si tratta di un progetto destinato a diventare visibile in tutto il mondo tra almeno un anno quando, si pensa, la vicenda giudiziaria avrà almeno raggiunto il primo grado di giudizio (in Italia la giustizia è veloce come le connessioni internet, ossia lentissima). Ma, al di là dei gradi di giudizio, su questo biglietto da visita di Netflix il giudizio rimane sempre lo stesso: ma dell'Italia si parla solo per questo? Siamo ancora ai luoghi comuni del tipo «pizza, baffi neri, spaghetti e mandolino» che ci inseguono da decenni?

Mafia Capitale è una inchiesta giudiziaria che molti autorevoli commentatori (bipartisan) ritengono inferiore al rilievo mediatico che si è conquistata. Ed è uno spregevole caso di malaffare comunque non distante da quelli che scoppiano ovunque. A differenza di Gomorra o, tornando a ritroso nel tempo, della Piovra, Mafia Capitale non sembra un sistema criminale con caratteristiche, sia endogene che ambientali, capaci di individuare e caratterizzare un territorio. È porcheria malavitosa, sia chiaro. Ma non ha codici e Dna esclusivi. E non è solo Cosa nostra, se passate il calembour.

Bene, il messaggio di Netflix al mondo è che per presentarsi in Italia (e per presentare l'Italia al mondo) ci si debba aggrappare a Mafia Capitale. Come si riuscirà a costruire una storia di appeal globale partendo da mezze tacche come Carminati o Buzzi, non si sa. Non sono certo don Vito Corleone né, ci mancherebbe, il commissario Cattani de La Piovra. Saranno piuttosto l'espressione travisata di un luogo comune: che l'Italia sia solo questa roba qui. Un omaggio a un'inchiesta tutto sommato marginale nella storia di un Paese. E un torto tutto sommato grave alla realtà di un Paese che meriterebbe ben altri omaggi.