Malaparte e la voglia di toscanizzare gli italiani

Giancristiano Desiderio

Dopo aver letto Maledetti toscani (Adelphi) di Curzio Malaparte ci si chiede se i toscani dovrebbero essere come gli italiani o viceversa. Malaparte crede che gli italiani dovrebbero essere come i toscani perché «noi toscani siamo la cattiva coscienza d'Italia» e ciò che fa sì che un uomo o un popolo non si addormentino nell'adipe o non affoghino nella retorica non è la coscienza tranquilla, ma la cattiva coscienza che dice ciò che nessuno osa dire: la verità che gli italiani non amano e temono.

Perché gli italiani come sono? Pavidi e cortigiani, cercano ripari e privilegi, alla libertà preferiscono la sicurezza e pur di averla son disposti a essere servi. E i toscani? Sono liberi perché sanno «sputare in bocca ai potenti», re, imperatori, vescovi, inquisitori, giudici, signori. Sembra quasi che Malaparte parli dei «maledetti toscani» solo per dire dei benedetti italiani ed è proprio così: Maledetti toscani è un ritratto degli italiani in ciò che sono, in ciò che non sono, in ciò che dovevano essere e non sono diventati, in ciò che si dovrebbero sforzare di diventare. È come se Malaparte, non potendo parlare degli italiani abbia scelto di farlo attraverso i toscani. Infatti, subito dopo l'uscita di Maledetti toscani nel giugno del 1956, Malaparte mise mano a Benedetti italiani, rimasto incompiuto e uscito postumo.

Ma è proprio così? Il discorso sul carattere di un uomo è difficile, s'immagini quanto ardua la conoscenza del carattere di un popolo. Malaparte era innamorato di se stesso e in questo pamphlet - che del genere ha l'aggressività e la sfacciataggine - parla soprattutto di se stesso. Per cui il ritratto che fa degli italiani attraverso i toscani è il suo autoritratto e quando parla dell'intelligenza e della libertà, del tradimento e dell'amicizia, del disprezzo e dell'ironia è di sé che parla, e non per sentito dire. Con una lingua strepitosa dipinge se stesso - spregioso, cinico, crudele, arrogante ma di un'arroganza ragionata - più come diavolo che come angelo e quando si ritrova, come se fosse Dante, «in cima alla Comedia» sulla vetta del Paradiso «che sembra un angolo di Toscana» e avverte la presenza di Dio fa finta di niente perché «i toscani han l'abitudine di non salutare mai per primi nessuno, nemmeno in Paradiso. E questo, anche Dio lo sa. Vedrai che ti saluterà lui, per primo». Maledetto, benedetto, spregioso Malaparte.