Il Male? A volte si nasconde in un albero di castagne

Nel thriller d'esordio di Soren Sveistrup, tutto il potere delle ossessioni e delle ferite mai rimarginate

«Quando qualcosa ti ha ferito intimamente, e tu lo seppellisci nel tuo profondo a forza, ecco che smetti di pensarci. E di vederlo. Così credi, per un periodo, di averlo sconfitto. Ma non è vero. Perché quella cosa è sempre lì. E, prima o poi, dovrai affrontarla»: in una delle poche interviste che ha rilasciato perché non ama parlare di sé, ma soprattutto perché i suoi editori nel mondo raramente programmano interviste per lui, così imprevedibile, così instabile - Soren Sveistrup ha descritto in questo modo non solo i suoi ricordi più terribili, ma il seme che ha dato vita alle sue visioni narrative. È il Male, come lo descrive nell'amatissima serie tv - fenomeno non solo in Danimarca - che ha firmato: The Killing; come lo ha sceneggiato ne L'uomo di neve di Jo Nesbo; come lo ha raccontato in L'uomo delle castagne, il suo thriller di esordio, appena uscito in Italia per Rizzoli (traduzione di Bruno Berni, pagg. 572, euro 20), tradotto in 25 Paesi e che in Danimarca in soli tre mesi ha venduto oltre 70mila copie.

La storia, un'invenzione narrativa davvero originale, ha un antefatto di straordinaria violenza alla fine degli anni Ottanta - un antefatto che il lettore dovrebbe tenere presente per tutto il romanzo: un poliziotto entra nel cortile di una grande fattoria per un normale controllo e, insospettito dal cadavere di un maiale abbandonato all'addiaccio e alle mosche, apre la porta di casa. Sangue e cadaveri, il massacro di un'intera famiglia fatta a pezzi con un'ascia, due ragazzini, fratello e sorella gemelli, ancora vivi, nascosti, scioccati e tremanti, coperti di graffi: uno spettacolo raccapricciante. In una delle stanze, però, il poliziotto trova qualcosa che, a dispetto di quei corpi smembrati, gli pare ancor più ripugnante e morboso, tanto che gli sale la nausea: scaffali di legno e, sopra, uomini, donne e animali fatti di castagne. Innumerevoli: «Grandi e piccoli, infantili e orribili, molti incompleti e deformi».

Da quella visione si passa bruscamente all'oggi, in un sobborgo di Copenaghen: una donna viene trovata morta. È stata brutalmente assassinata e non si trova una delle sue mani. Sopra di lei dondola una bambolina, fatta di castagne. Il caso viene affidato a due detective, affascinanti come coppia e anche singolarmente: Naia Thulin, giovane e in carriera, e Mark Hess, un detective «bruciato», appena sbattuto fuori dall'Europol, e che tuttavia conserva un'intrigante «aria cosmopolita. Una specie di viaggiatore dal bagaglio leggero, ma per lui lo splendore delle metropoli e dei cieli lontani pare essere scomparso da tempo». Toccherà a loro indagare non solo fatti sanguinosi e seriali, ma un'ossessione che ha le sue radici in un tempo lontano solo all'apparenza, un tempo che nella mente del killer è invece costantemente presente. Di questa ossessione i due poliziotti sono in qualche modo partecipi per tutto il romanzo: è come se, fino all'ultima pagina, tutti i protagonisti fossero in qualche modo complici psicologici delle motivazioni che armano il killer, contaminati dalla cupezza a tal punto da bloccarsi di fronte alla rivelazione finale.

La maestria nel descrivere, con agghiacciante semplicità, le mosse compulsive e brutali del Male viene a Sveistrup dal proprio profondo: come accadde, ad esempio, a James Ellroy e come, in generale, accade agli scrittori che riescono ad assimilare il trauma nel dramma. Classe 1968, Sveistrup è infatti solo l'ultimo della lunga fila di giallisti del Nord che ha invaso le librerie, ma ha alle spalle qualcosa di diverso da tutti loro, qualcosa che in questo thriller emerge forte e diretta come uno schiaffo: una storia personale segnata da eventi cupi e ossessivi, impossibili da dimenticare, o da seppellire, come dice lui stesso. In poche parole: Sveistrup sa di che cosa scrive. Durante la sua giovinezza nell'isola di Thuro, si è svegliato una mattina, all'età di ventun anni, ha cercato sua madre e ha trovato una stanza vuota ma in ordine, con il letto rifatto e le coperte rimboccate alla perfezione. La donna, divorziata da mesi, verrà trovata dopo poche ore morta suicida. La stessa donna, la sera prima, aveva guardato la tv con Soren e le sue due sorelline più piccole, fissando i figli con tenerezza. La stessa donna, depressa, aveva già tentato due volte di togliersi la vita. Dopo che Sveistrup è riuscito a lasciare Thuro, sull'isola tornerà soltanto una volta. E noterà l'enorme castagno davanti alla casa: «Il castagno che l'immaginazione trasformerà inesorabilmente in una minaccia nera, in una sofferenza psichica» che non ha ancora smesso di tormentarlo.