Malika Ayane «Mameli e vecchi vinili, io sono così»

RomaÈ capace, ha una gran voce, è simpatica e bella. Più di quanto risulti in tv. Conosce come pochi la musica e apprezza i derivati, vinile soprattutto. In studio ha l'ultima parola, perché il missaggio gli piace naturale. Aveva ragione Paolo Conte a coccolarsi Malika Ayane, concentrato di talento nel suo biondo «momento Bardot». Recentemente si è misurata con Cosa hai messo nel caffè di Del Turco, facendo riscoprire certo bistrattato vintage. Reduce dai Wind Music Awards di ieri sera al Foro Italico, ha avuto l'onore di cantare l'inno di Mameli all'Olimpico dopo che un nota popstar coreana era stata sonoramente spernacchiata.
Una parolina gentile per il povero PSY?
«Un uomo, un perché. Ha sbattuto contro il palco sbagliato. Al tifoso gli devi dare una Lopez, una Shakira. Ma penso che i fischi fossero per il compenso...».
Riempi casa di vecchi vinili: la tua è una missione?
«Adoro puntare mercatini e negozietti. Compro e divoro ascoltando con delle piccole, buone casse da pc».
Ma una collezionista come te che dice di YouTube?
«Dice bene. Ti fai una cultura musicale e riesci anche a trovare cose che non vengono più ristampate. Ultimamente cercavo My Little Red Book dei Love: introvabile, su YouTube l'ho trovato!».
Un disco che ti porteresti sulla luna?
«Aftermath degli Stones».
Ti piacerebbe riuscire a...?
«A registrare un disco swing, ma senza imitare nessuno. E poi riuscire a organizzare un tour in Europa e negli Stati Uniti. Il mainstream è dappertutto, andrebbero bene anche postacci dove si guadagna poco ma si impara. All'estero suonano tutti bene. A Berlino, poi, c'è sempre l'imbarazzo della scelta». Vallo a dire al duca bianco.