Marino Magliani L'avventura di uno scrittore errabondo

Giuseppe Conte

Ci sono libri coi quali un autore raggiunge la piena maturità, realizza il suo mondo, lo dona al lettore con generosità e energia. Tale è il nuovo romanzo di Marino Magliani Prima che te lo dicano altri (Chiarelettere). Magliani sin qui ha scritto molto. Romanzi, racconti, poesie. Inoltre traduce autori sudamericani. Nato in Liguria, Magliani è approdato in Olanda, dove ora vive con frequenti puntate nella vallata natale, quello del Prino, sopra Imperia, dopo una vita errabonda costellata di mestieri da far invidia agli autori americani: bracciante, mozzo, cameriere... In Olanda, ha fatto lo scaricatore di porto e ha cominciato a scrivere. La lontananza dalla sua terra, dalla sua cultura, dal mestiere del letterato, ha prodotto nel suo linguaggio un fenomeno spesso riscontrato in chi scrive fuori dai confini della madrepatria. Magliani ha sin da subito un linguaggio estremamente letterario, nutrito di Boine di Biamonti, un linguaggio che conserva espressioni alte e arcaiche insieme a quelle basse e dialettali. In questo romanzo l'autore inscena una prosa sostenuta da un bell'afflato lirico. Ma impasta il suo linguaggio anche di termini liguri e spagnoli. E soprattutto riprende in pieno quella vocazioni a raccontare a tutto tondo, a costruire personaggi, trame, avventure...

La vicenda ha due piani temporali molto bene intrecciati: il 1974, il 2024, ma senza concedere niente al genere distopico. I protagonisti sono Leo Vialetti e Raul Porti. Il primo è ancora un bambino, vessato dagli altri, deriso perché sensa paie (senza padre) quando incontra il giovane argentino brillante, un po' poeta, che gli dà lezioni di italiano, lo porta in lambretta a vedere il mare. E si rivela prima di ripartire per l'Argentina come suo padre. Dopo cinquant'anni di silenzio, Leo si mette sulle sue tracce, prima comperando all'asta villa Porti, ormai abbandonata, sacrificando i suoi averi, poi partendo per l'Argentina a sua volta. E a questo punto il romanzo si trasforma. Assume un'intrinseca energia romanzesca.

Può piacere di più la parte di ambientazione ligure, ma la forza di Magliani è esserne andato oltre. Il tono non è elegiaco, è epico, picaresco. Leo ormai uomo fatto si getta a capofitto nelle sue ossessioni. Vuole credere che Porti sia eroicamente finito vittima dei torturatori al soldo dei generali, che sia un desaparecido. E attua una sua assurda, paranoica vendetta...