Mario Lavezzi, i cinquant'anni di carriera del Re della canzone d'autore

Pubblicò il primo brano il 21 marzo 1969 e da quel momento furono grandi successi. Dai testi per Dalla e Morandi, passando per Loredana Bertè e Ornella Vanoni. Mezzo secolo di carriera fatto di creatività ed eleganza

Cinquant’anni (di carriera) e non sentirli. Mario Lavezzi ha pubblicato il primo brano proprio il 21 marzo 1969: era "Il primo giorno di primavera", scritto con Mogol e Cristiano Minellono per i Dik Dik. E fu un debutto con successo perché la canzone arrivò al primo posto della classifica in un’epoca nella quale essere al primo posto significava davvero la fama. Da allora è partita una delle carriere più spettacolari della canzone d'autore italiana perché Lavezzi è probabilmente il più eclettico di tutti gli artisti sbocciati negli anni Sessanta.

Andiamo per ordine.

È stato musicista con i Trappers e poi con altre band progressive rock negli anni Settanta. Ha trascorso un po’ di tempo nei Camaleonti e ha collaborato con la Numero Uno, l’etichetta fondata da Mogol (ora suo grande amico) e Lucio Battisti partecipando anche alle registrazioni di capolavori come il disco "Il mio canto libero". Poi è diventato autore di alcuni dei pezzi più famosi della storia italiana come "Vita" di Lucio Dalla e Gianni Morandi, "E la luna bussò" e "In altomare" di Loredana Bertè oppure "Stella gemella" di Eros Ramazzotti o "Piccoli brividi" di Ornella Vanoni. E poi altre canzoni per Anna Oxa, Fiorella Mannoia, Nomadi e via elencando.

Per spiegare il valore di Mario Lavezzi forse basterebbe averlo visto pochi anni fa a teatro con Teo Teocoli in uno spettacolo che mescolava comicità e musica a livelli difficili da eguagliare. Insomma, per qualcuno è il “Quincy Jones italiano”. Per altri è un punto di riferimento della nostra canzone d’autore. Per chi lo conosce personalmente, Mario Lavezzi (che è sposato con la bella Mimosa Gregoretti) è soprattutto una persona creativa ed elegante, un uomo che oggi si potrebbe definire d’altri tempi, almeno per quanto riguarda stile e correttezza, oltre che educazione. Trascorrerà il cinquantesimo anniversario della “prima canzone” a Torino, alla mostra “Noi – Non erano solo canzonette” di cui è promotore e che analizza le trasformazioni sociali attraverso la lenta vera e affidabile della canzone popolare. E, tra tutti, lui è tra i testimoni più autorevoli di quanta importanza abbia ancora la musica d’autore nell’evoluzione della società.