Massimo Cotto racconta il rock come un romanzo

Gian Paolo Serino

Rock Therapy. Rimedi in forma di canzone per ogni malanno o situazione: devo ammettere che trovandomi davanti al titolo di questo libro (Marsilio, pagg. 492, euro 16,50) pur conoscendo la serietà di Massimo Cotto ho avuto qualche dubbio. Titolo e copertina non aiutano, la quarta di copertina è ancora peggio: «Canzoni per tutte le esigenze: antidepressive, per combattere i mali, per cancellare le rughe» e amenità simili. Scoraggerebbero chiunque e, invece, già leggendo le prime pagine si comprende come Massimo Cotto, conduttore radiofonico di Virgin Radio e ottimo critico musicale (all'attivo oltre 60 libri tra cui la biografia scritta con Paolo Conte, primo traduttore dei testi di Tom Waits, Bruce Springsteen, Grateful Dead e Janis Joplin) non abbia pubblicato la solita playlist, ma un vero e proprio romanzo.

Basti leggere il brano: Dance me to the end of love, canzone consigliata di Leonard Cohen: «Los Angeles splende come il Delta del Mississipi quando Leonard Cohen mi apre la porta di casa esattamente a metà tra le colline di Beverly Hills e l'asfalto di downtown. Sono le 10 del mattino del 17 gennaio 1992. Mi accoglie come un vecchio amico che conosce da sempre. Prepara la colazione, poi ci sediamo al tavolo della sala. Inizia così l'intervista più bella della mia vita. Cohen è semplice come il catechismo».

Ecco bastino queste poche righe perché Cotto dia un perfetto ritratto di Los Angeles (alla James Ellroy) e soprattutto umano del cantautore americano. Più che immagini è lo stile a regalare sensazioni. E poi quell'ultima frase. «Cohen è semplice come il catechismo». Spiega tutta l'opera di Cohen in due righe. Cotto non è un critico musicale: è un poeta-romanziere che ha seguito la voce anziché la penna. O in Kingsdom of rain di Mark Lannegan: scrive «Evocando inquietudini alla Nick Cave, minimalismi di desolazione alla Cohen, digressioni metropolitane ci sono echi di colore e abissi in bianco e nero, c'è lo splendore della nuda canzone, paesaggi al finestrino e istantanee di un panorama privato. Le sue storie raccontano di voli brevi e cadute lunghe, anime sempre fuori mano ma mai fuori fuoco, fuochi d'autunno e aria di neve in un crepuscolare che inchioda».

Gli esempi sarebbero tanti in un libro che alla genialità sregolata del linguaggio di Lester Bangs coniuga il rigore di Raymond Carver: entrambi più che all'osso mirano al midollo della scrittura. E del lettore.