Massimo Troisi, "Il postino" che consegnava amore e ironia

Solo una crudele beffa del destino poteva far sì che un uomo realmente di cuore come Massimo Troisi venisse tradito dal suo cuore, in un pomeriggio di circa venticinque anni fa, il 4 giugno del '94. Ha ragione Lello Arena quando afferma che «Massimo merita tutto, tranne il silenzio». Non solo non merita il silenzio, ma è meritevole degli omaggi tributatigli, compreso l'ultimo che è una biografia esaustiva a cura di Matilde Hochkofler, intitolata Caro Massimo (La nave di Teseo).

Scorre, tra le pagine, la pellicola di una vita intensa contrassegnata da questa sua capacità, unica, di rielaborare ironicamente il mondo che gli girava attorno. Penultimo di sei figli, il piccolo Massimo in virtù della simpatia travolgente rivestiva un ruolo da leader tra i coetanei di San Giorgio a Cremano. Nemmeno la malattia, sotto forma di febbri reumatiche che sin da ragazzino non gli dettero tregua intaccando anche il cuore, riuscì a stopparlo. Al contrario, le situazioni difficili lo invogliavano a tirar fuori la creatività. Eppure il pigro Massimo, da solo, non sarebbe approdato alla recitazione. Accadde per caso, aggregandosi ad alcuni amici che stavano per inscenare uno spettacolo. Si lasciò trascinare all'inizio e continuò a farlo in seguito, con i sodali Lello Arena ed Enzo Decaro che riuscivano a trovare, in vece sua, i contatti giusti. Il talento di Troisi esplose con il trio La Smorfia, prima nei teatri, poi in televisione. Poi il gruppo si sciolse e l'attore, non disponibile a barattare la propria coerenza, volle fare cinema, ma solo alle sue condizioni, raccontando storie che gli appartenessero davvero.

Così è nato il film d'esordio Ricomincio da tre, e così è proseguita tutta la sua carriera. Quel qualcuno con cui decideva di lavorare doveva sentirlo particolarmente vicino, si trattasse di Ettore Scola con il quale strinse un sodalizio, oppure di Roberto Benigni, suo complice nel rocambolesco Non ci resta che piangere. Il cinema per lui era un gioco, ma da vivere seriamente, tant'è che, nonostante le condizioni fisiche ormai precarie e la necessità urgente di farsi trapiantare un cuore nuovo, Il postino sentì di doverlo portare a termine con il suo cuore. Può darsi che abbia commesso un errore, ma stabilirlo ora non ha importanza, perché l'unica cosa importante, a distanza di 25 anni, è poter dire che Il postino era un grande film e Troisi era un grande poeta.