Matt Damon: ritrovo la mia identità ma rimango nei guai

Arriva nelle sale il quinto episodio della saga di "Bourne Identity", la spia senza memoria

"I primi tre film sono stati fatti nell'era Bush e rispecchiavano i pensieri e le situazioni di allora. Questo è un film che rispecchia il presente". Matt Damon spiega così Jason Bourne, in arrivo in Italia il primo settembre, quinto film della saga della spia che non ricorda il passato iniziata nel 2002 con Bourne Identity. Diretto da Paul Greengrass, riprende la storia laddove era stata interrotta con The Bourne Ultimatum, del 2007. Dopo c'era stato The Bourne Legacy, del 2012 ma non aveva visto coinvolto l'attore e nemmeno Greengrass, regista del secondo e del terzo film.

Che il film rispecchi il presente lo si intuisce già dalla scena di apertura, un lungo inseguimento in moto, che ha luogo ad Atene durante una manifestazione del popolo causata dalla crisi economica che così duramente ha colpito il Paese ellenico.

"Ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se Bourne fosse tornato a ricordare, se fosse tornato a riappropriarsi del suo passato spiega l'attore e ci siamo posti la domanda se questa circostanza, il ritorno dei ricordi, avrebbe completato il suo viaggio. La risposta è stata no: Bourne si ritrova, ancora una volta, in una situazione molto oscura e pericolosa".

"Il fatto che ricordi tutto non vuol dire che sai tutto", dice Nicky Parsons, il personaggio interpretato da Julia Stiles che torna a far parte del cast, in compagnia di Tommy Lee Jones, Vincent Cassel e al recente premio Oscar Alicia Vikander. Memoria non vuol dire certezza: "È la conclusione del viaggio di Bourne nella sua memoria, ma molto rimane irrisolto", spiega Matt Damon, molto affezionato a Jason Bourne. "Gli devo molto. Quando è arrivato io ero in un momento piuttosto critico della mia carriera e grazie a lui la mia vita professionale è tornata vitale". Infatti, dopo il premio Oscar per Will Hunting - Genio ribelle e il successo de Il talento di Mr Ripley, Damon si era imbattuto in una serie di flop al botteghino, fra i quali Confessioni di una mente pericolosa, che lo avevano fatto scendere nella classifica degli attori più ricercati.

Ma poi è arrivato Bourne e le cose sono cambiate di nuovo. "Avevo 29 anni quando entrò nella mia vita e mi costrinse a giornate in palestra faticose. Allora mi sembrava dura. Ora, che di anni ne ho 45, è addirittura brutale. Dieta strettissima e ore in palestra per sentirmi semplicemente miserabile. Spero che il prossimo Bourne sia grasso e felice e vecchio!".

Reduce dal successo di The Martian, il film di Ridley Scott tratto dall'omonimo romanzo per il quale ha ottenuto una nomination all'Oscar, l'attore si gode il momento. "Il fatto è che le cose a Hollywood cambiano piuttosto velocemente, ma ormai sono in una posizione per cui posso permettermi il lusso di pensare alla disoccupazione come a una situazione voluta e non imposta". L'ultima di queste situazioni è stata durante il trasloco, da New York a Los Angeles, della star e della sua numerosa famiglia (lui e la moglie Luciana Barroso hanno quattro figlie: Alexia, 17 anni, Isabella, 9; Gia, 6 e Stella, 5). Dopo qualche anno sulla costa orientale l'attore infatti ha acquistato, per 10 milioni di dollari, una villa sull'oceano Pacifico e si è preso il tempo per fare il trasloco con calma.

"Non volevo che le ragazze affrontassero da sole il cambiamento e poi, devo dirlo, i film di cui mi nutrivo in passato non ci sono più. È difficile mettere insieme il denaro necessario per fare un film per un'audience adulta, al giorno d'oggi". È questa la neppur troppo velata accusa dell'attore alla Industry hollywoodiana, ormai votata alla catena di montaggio, costosa ma sicuramente remunerativa, dei film tratti dai fumetti. "Al cinema ormai si fanno pochi film di cui davvero vorrei far parte".