Il memorabile Eastwood salva il 2016 con Loach e Tarantino

Da rivedere "Sully", "The Hateful Eight" e tra gli italiani "Lo chiamavano Jeeg Robot"

Questo 2016 sarà ricordato per il numero impressionante di pellicole uscite, inversamente proporzionale alla loro qualità. Ma, dato il numero, la scelta dei migliori è stata meno complicata del solito. Via, allora, al giochino delle preferenze sperando in un 2017 migliore. A fianco il nostro critico Massimo Bertarelli, con la sua nota sagacia, sceglie i peggiori.

1) Sully. Il famoso ammaraggio sul fiume Hudson è raccontato da Eastwood con una memorabile lezione di cinema, sfruttando la bravura di un superlativo Tom Hanks. Indimenticabile.

2) Il figlio di Saul. Ad Auschwitz, un prigioniero prova a dare sepoltura a un ragazzino, che potrebbe essere il figlio, rischiando più volte la vita. Film di una bellezza maledetta e disturbante.

3) La mia vita da zucchina. Podio meritato per questo capolavoro di animazione. Un'ora di autentica poesia, per raccontare storie crude e tristi di bimbi che vivono in una casa famiglia. Struggente.

4) Tutti vogliono qualcosa. Richard Linklater conferma di essere un grande regista. Vita di un gruppo di matricole universitarie, tra nostalgia degli anni '80, il Carpe Diem, il valore della competizione, le atmosfere «colte» da Porky's. Applausi più che convinti.

5) The Hateful Eight. Gli otto protagonisti, bloccati da una tempesta di neve, all'interno di una merceria, danno vita ad un western che è anche horror, thriller e molto di più. Una sorta di Dieci piccoli indiani trasferito dopo la fine della Guerra Civile. Lunga vita a Tarantino.

6) Lo chiamavano Jeeg Robot. Un supereroe a Tor Bella Monaca? Sulla carta, un'operazione rischiosa. Invece, Mainetti confeziona un'opera sorprendentemente (per un film italiano) ricca di intuizioni, freschezza di idee, grottesca. Insomma, una pellicola che, per una volta, gli altri ci dovrebbero invidiare. Orgoglio italico nel deserto del (quasi) nulla.

7) Paterson. La poesia è la gran protagonista di quest'opera di Jarmusch, il meno prevedibile dei registi indipendenti americani. L'autista Paterson, che guida bus nella città di Paterson, rompe la monotonia scrivendo versi. L'elogio della ripetitività, l'imprevidibilità del quotidiano.

8) Io, Daniel Blake. La galleria di «miserabili» di Ken Loach si arricchisce di questo personaggio, agnello sacrificale alle logiche della burocrazia statale. Certo, le disgrazie che gli piovono addosso sono esagerate, però che grande lezione di dignità per questo mondo di mascalzoni.

9) Florence. L'ennesima interpretazione da Oscar di Meryl Streep, insuperabile nel dar voce stonata (lei che canta divinamente) a quella che è stata definita come la peggior cantante lirica della storia. Altra classe di un'eterna diva.

10) Sing Street. Colonna sonora straordinaria per uno dei film rivelazione di questo 2016. Per conquistare una ragazza, uno studente finge di avere una band. Dovrà realmente mettere insieme un gruppo, tra bulli, difficili situazioni famigliari, ostilità scolastica. Una pellicola che, minuto dopo minuto, ti seduce, ti conquista, ti fa innamorare.