Le memorie del Vajont tra i tasti di Anzovino

Intanto l'emozione è garantita. Remo Anzovino, il suo pianoforte, la diga del Vajont cinquant'anni esatti dopo il disastro. Il «Concerto della memoria». Non è un'esecuzione qualsiasi quella che uno dei creativi pianisti italiani terrà oggi a metà pomeriggio proprio a due passi da dove un frastuono cupo, nella notte del 9 ottobre 1963, avvertì che la diga si era sbriciolata e 260 milioni di metri cubi di acqua gelata stavano piombando a valle a quasi cento all'ora, con uno spostamento d'aria simile a quello provocato dall'atomica di Hiroshima. Una devastazione. Longarone e una parte di Castellavazzo con tutte le piccole frazioni annesse rimasero mutilate per sempre. 1918 i morti. L'Italia appena rinata si ritrovò a tastare il polso del suo nuovo coraggio: migliaia di volontari partirono, esattamente come era accaduto nel Polesine pochi anni prima, per salvare e seppellire, scavare e costruire, insomma per ridare fiato a chi era stato spazzato via dallo schiaffo d'acqua. Mentre grandi firme come Giorgio Bocca e Mario Cervi raccontavano a tutti che cosa realmente stesse accadendo in quell'angolo sperduto d'Italia vicino a Pordenone, l'Italia mostrò la grande italianità spesso dimenticata e al respiro nascente del boom economico si aggiunse un doloroso e salvifico romanticismo. Così l'eroismo della tragedia, la rinascita dopo la morte sono le emozioni che hanno mosso le dita e lo spirito di Remo Anzovino, che è nato poco distante da lì e ha il passo interpretativo per rendere in musica lo spaventoso dolore e l'immane sforzo di rinascita di quell'evento. Perciò ha composto 9 ottobre 1963 (Suite for Vajont) e l'ha inserita nel suo ultimo disco, che è anche il migliore, Viaggiatore immobile (pubblicato da Egea). Stasera la interpreterà con Vincenzo Vasi al theremin oltre che al glockenspiel, al basso, alle campionature e alla voce, Alberto Milani alla chitarra elettrica e Marco Anzovino alle percussioni. Con loro anche il quintetto d'archi Edodea e il Coro Polifonico di Ruda diretto da Fabiana Noro, che è uno dei più prestigiosi e conosciuti ensamble maschili del mondo. E' un evento particolare, si capisce. Ed è anche l'occasione di ascoltare, proprio mentre è a tu per tu con il proprio animo e i propri ricordi, un musicista tra i più applauditi dagli esperti e anche uno dei pochi che sappia resistere alle tentazioni dell'apparire per concentrarsi soltanto sulla musica. Nuda e pura.

Commenti

Classica

Lun, 16/09/2013 - 11:32

Guardi che la diga non si briciolò affatto, ma rimase sostanzialmente intatta... Il disastro fu provocato da una frana di 270 milioni di m³ di roccia nel lago che provocò un'onda che superò di 100 m in altezza il coronamento della diga e si riversò nella valle del Piave, distruggendo Longarone e i paesi limitrofi . La diga, invece, è ancora là.