Le meraviglie di Alice: miele, utopie superate e una trama con buchi

da Cannes

Un apicultore che, vista l'età, non ha fatto né il Sessantotto, né il Settantasette, ma ne ha ereditato l'utopia pauperista ed ecologista. Una moglie ancora più giovane, ma anche lei con la stessa sindrome: perpetuare un passato che non ha vissuto. Quattro figlie, nutrite evidentemente con i frutti della terra, perché il miele prodotto lo si trova solo nei vicini mercatini di paese. Un ragazzo tedesco disadattato e caratteriale (ha dato fuoco alla scuola, è fuggito di casa), che l'assistenza sociale teutonica consegna, non si capisce bene con quale logica, alla coppia, non proprio un modello di struttura famigliare affidabile, e con in più quattro ragazzine fra l'infanzia e la pubertà. Un'amica tedesca, come il capofamiglia, che vive con loro, retaggio di un'idea di comune vissuta ormai fuori tempo massimo. Moglie e marito che a volte parlano in francese; padre, amica e assistente sociale che a volte comunicano in tedesco... «La lingua è come un luogo segreto», spiega la regista, «un riconoscersi fra persone», ma nella produzione del film ci sono capitali franco-tedeschi e anche questo aiuta a capirsi sul piano del linguaggio...
È questo insieme di incongruenze che lascia perplessi nel dover parlare di Le meraviglie di Alice Rohrwacher. È come se fosse sfasato e insieme costruito un po' superficialmente, assemblando pezzi che si legano a fatica. La Rohrwacher è molto brava nel filmare e far recitare i bambini e gli adolescenti, e infatti questa è la parte migliore del film, la felicità e i turbamenti dell'infanzia, le gelosie fra sorelle, i problemi connessi con l'età della crescita. Sotto questo aspetto, funziona, così come funziona nella figura di Angelica, un'Alba Rohrwacher di stupefacente naturalezza. E che spiega i dodici minuti di applausi finali che il pubblico ha riservato ieri alla proiezione... Meno naturale è il personaggio a cui presta la sua bravura, una che ha messo al mondo quattro figli con un uomo che è, di tutta evidenza, un deficiente irresponsabile (spenderà tutti i soldi messi da parte per comprare un cammello, il dono da lui ritenuto perfetto per i suoi figli) e che è convinto della distruzione prossima ventura del mondo... Si sa che gli idealisti e i sognatori hanno nella cinematografia italiana, e non solo, il loro posto al sole, ma forse non bisognerebbe esagerare... È del resto curioso come ideologicamente ci si erga a giudici delle famiglie numerose dell'Italia povera e poco acculturata, ma si chiuda un occhio se la procreazione multipla è dovuta a trasgressivi critici della società industriale e consumistica.
Le meraviglie è un titolo che si presta a una duplice lettura. C'è la meraviglia artificiale, la televisione, e quella naturale, la vita secondo i ritmi della natura stessa. Hanno entrambe la loro seduzione, sono entrambe pericolose. La prima conduce alla finzione, la seconda alla chiusura nei confronti dell'altro da sé. L'uomo, si sa, è un animale culturale.
«La sconfitta e il perdono», dice Alice Rohrwacher sono la chiave del film. Wolfgang, l'apicultore isolatosi dal mondo, accetterà, per amore della figlia, di partecipare a un programma televisivo. Invano. Gelsomina, la figlia, lo iscrive a quel programma per salvare l'azienda paterna, ma anche se stessa, chiusa in una realtà che, arrivata ormai all'età dell'adolescenza, le sta stretta. Invano. Angelica, moglie e madre, resta accanto al marito. Invano. Dovranno lasciare la casa, si capisce che lui non ha futuro. I nomi sono emblematici, da racconti epici e/o cinematografici, e emblematico, anche se non apertamente dichiarato, è il mestiere applicato a una realtà del regno animale dove il maschio è mero riproduttore, destinato subito dopo alla morte, l'ape regina governa l'alveare, le api operaie assicurano la produzione... La figura maschile, insomma, è sì indispensabile, ma ci si sbarazza di lui dopo l'uso. È quello che Wolfgang in fondo si ostina a non capire, e che, magari inconsciamente, la regista deve avere avvertito, senza però trarne le conseguenze.